Cartoline. Mito senza tempo

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Fotografia e territorio – Il mercato del collezionismo per la crisi è in flessione e i pezzi migliori sono sempre più difficili da reperire anche per gli esperti

Danno, intatto, il sapore della storia che fu. Furono stampate, e spedite, in un’epoca in cui erano fantascienza il fax e l’e-mail, e anche il telefono non era alla portata di tutti. Erano gli equivalenti dei Twitter e dei Facebook di oggi. Ma il mercato del collezionismo adesso è all’anno zero. Gli esemplari migliori sono praticamente introvabili.
Sono le cartoline di Como, che come spiega l’esperto Enrico Levrini «adesso sono impossibili da reperire. Oggi una collezione di un certo

livello non si può mettere in piedi, dato che la reperibilità dei pezzi ormai è difficile sia su bancarelle sia su Internet. Gli archivi ormai sono stati “spulciati” a dovere e in giro c’è davvero poco. Anche i collezionisti sono diminuiti notevolmente, anzi in Italia si sono più che dimezzati. Chi le ha, queste cartoline preziose se le tiene strette. E quando sono entrate nell’albo di un amatore, non ne escono più».
Anche le mostre e le pubblicazioni dedicate alle cartoline sono sempre più rare, per i motivi di cui sopra. Levrini, 49enne, ha una sterminata collezione. La passione gli è nata in tenera età, raccogliendo figurine, marca Panini e non solo. Ne ha di molto rare, specie dell’asso di San Bartolomeo, il calciatore Gigi Meroni. Dall’iconografia del pallone alle cartoline il passo è stato breve, e questo interesse gli ha fatto macinare chilometri in Italia e in Europa. E dalla collezione sono nati i suoi libri strenna, oasi ricavate dopo lunghe ricerche in un mare magnum di migliaia di cartoline – più di 3mila solo della città di Como. Levrini da tempo lavora a un libro che racconta la storia del lungolago di Como attraverso le cartoline, da viale Geno a Villa Olmo, con chicche raccolte negli ultimi anni. Conterrà capitoli sull’iconografia delle Esposizioni Voltiane del 1899 e del 1927: «Sono stati eventi straordinari per la città, non ancora sondati come meritano. C’è moltissimo materiale da studiare», dice.
All’inizio del XX secolo questo genere di pubblicazioni spopolò in Svizzera, Francia e Germania. E Como era la piccola “California d’Europa”. La cartolina era il mezzo più semplice ed efficace per raccontare una vacanza, trasmetterne i sapori e i ricordi in un giro di frase. Uno dei pezzi più rari della raccolta Levrini è la cartolina che ritrae la fontana di Camerlata di Radice e Cattaneo, a Milano. Ma ogni esemplare racchiude un mondo, un vero e proprio “lessico familiare”, la tessera di un romanzo. Come detto, anche qui la crisi ha segnato profondamente le abitudini degli appassionati. Tra i pezzi ancora da trovare, Levrini mette ai primi posti la cartolina promozionale della mostra del 1909 di Umberto Boccioni a Brunate. È il pezzo che non lo fa dormire. Vale dai 1.500 ai 2mila euro. «Ma è davvero una chimera», dice.

L.M.

Nella foto:
La collezione dell’esperto comasco Enrico Levrini
Una suggestiva immagine di via Garibaldi

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