Carugo, spari in strada nella notte: «È successo qualcosa di grave»

Tribunale di Como

«Quella sera vidi Gianfranco Raffa (40enne di Carate Brianza, ndr) in un parco di Mariano Comense. Arrivò con su uno scooter con dietro Jesus Villar Ramer (26 anni dominicano, ndr). Uno aveva il casco, l’altro no. Raffa mi disse che aveva discusso con un marocchino e che si era fatto male». Per la Procura di Como tuttavia, pm Valentina Mondovì, quel “si era fatto male” corrisponderebbe in realtà a un agguato a colpi di arma da fuoco di cui il 25enne straniero (inseguito con uno scooter) era rimasto vittima. Per l’accusa, Raffa e Ramer devono rispondere di tentato omicidio.

Il processo è proseguito ieri di fronte al Collegio di Como. A parlare un ragazzo (assistito dall’avvocato Ivana Anomali) che era stato indagato (in quanto ritenuto essere colui che fornì la pistola) e poi prosciolto dalle accuse. Il giovane ha ripercorso quella sera, l’incontro nel parco a Mariano, poi il messaggio inviato al 40enne suo amico invitandolo ad andare via: «Devi andartene al più presto». Il fatto di sangue, che per la Procura fu un regolamento di conti nel mondo della droga, avvenne a Carugo nella notte tra il 28 e il 29 agosto 2017. Furono almeno due i bossoli repertati dai carabinieri sul posto.
La vittima – secondo il suo racconto – fu anche fatta inginocchiare con la pistola puntata alla testa, prima di riuscire a scappare venendo comunque ferita a una gamba dopo essere stata inseguita da due uomini in moto. In aula è stata sentita anche una donna che aveva una relazione segreta con il 40enne poi arrestato, e che lo sentì nelle ore dopo l’agguato: «È successo qualcosa di grave?», gli chiese con una telefonata. «Abbastanza», fu la risposta. «Ma con questo non voleva mica dirmi che era stato lui a fare qualcosa», è stata però la piccata replica della donna. Si torna in aula la prossima settimana.

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