Casa del Fascio, candidati sindaco concordi: sì al museo del Razionalismo ma serve una regia
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Casa del Fascio, candidati sindaco concordi: sì al museo del Razionalismo ma serve una regia

Palazzo Terragni, ex Casa del Fascio

Da anni si discute dell’opportunità di un museo dedicato al Razionalismo in uno degli edifici simbolo dell’architettura moderna, Palazzo Terragni, inaugurato nel 1936. Il progetto, lanciato dall’associazione “Made in Maarc” con un’apposita raccolta firme, coinvolge non solo la Casa del Fascio di Terragni, ma anche l’attigua ex Uli di Cattaneo e Lingeri.

Che ne pensano i candidati sindaco? «Non ho dubbi sulla necessità di sostenere questo progetto – dice il candidato del centrodestra Mario Landriscina – Valorizzerà la nostra offerta culturale e la nostra città attraverso il genio di uno dei suoi cittadini illustri. Per la parte del complesso architettonico in cui è ospitata l’Ats ci faremo portavoce dell’istanza a livello regionale: lo spostamento delle funzioni nella cittadella della salute al monoblocco di via Napoleona mi pare una scelta ragionevole. Si tratta di proporre alla Guardia di Finanza una soluzione adeguata e dignitosa. È importate inquadrare l’operazione in una prospettiva più ampia: andrà strutturato seriamente un percorso culturale che unisca i luoghi del razionalismo comasco a partire dal capoluogo, con particolare attenzione anche al quartiere intorno allo stadio».

Per il candidato di centrosinistra Maurizio Traglio «è aleatorio lanciare idee buone senza una regia. La Casa del Fascio di Terragni di per sé non sarebbe un elemento di sufficiente attrazione. Occorre ragionare seriamente e con i piedi per terra. Certo, se dovessi immaginare una grande meraviglia per la Como di domani immaginerei uno spazio museale nel contesto unico di Palazzo Terragni, con una struttura multifunzione retrostante. Ma oltre a dover risolvere i vincoli amministrativi attuali, che sono stati peraltro garanti della manutenzione degli immobili, occorre ragionare sul contenuto dell’eventua – le museo, la cui gestione richiederebbe competenze specialistiche e adeguati costi».

«Opportuno che la Casa del Fascio sia liberata dalla guardia di finanza – dice da sinistra Celeste Grossi, candidata della lista “Prossima Como” – Abbiamo la caserma De Cristoforis completamente vuota, mi sembrerebbe utile razionalizzare gli spazi. Ma il problema è che un nuovo museo sarebbe per il Comune una spesa insostenibile. Occorrerebbero fondi ministeriali, auspicabili perché il fenomeno del Razionalismo è motivo di lustro per tutto il Paese».

«La proposta che nasce dalla petizione dell’associazione Maarc è decisamente interessante e suggestiva – commenta da parte sua il candidato indipendente Alessandro Rapinese – Ma l’immobile non è nostro e non possiamo disporne. In campagna elettorale è facile fare promesse, ma non è il mio stile. Io non ho mai detto niente più di quello che posso mantenere e fare nel concreto. È una bella idea ma tutta da costruire».

Un richiamo al realismo viene anche dal candidato pentastellato Fabio Aleotti: «In linea di principio concordiamo sulla necessità di uno sviluppo culturale della città anche in chiave turistica, per offrire motivi di visita anche al di là della stagione estiva. Siamo però perplessi sulle modalità di gestione e sui relativi costi. Il Comune si fa già carico di strutture museali, per cui occorrerebbe un adeguato piano finanziario».

Sulla stessa lunghezza d’onda Bruno Magatti, attuale assessore all’Ambiente e candidato sindaco della lista “Civitas”: «Non trasformiamo la campagna elettorale in fuochi d’artificio, dove riemergono tutte le idee che da vent’anni e più a questa parte sono state messe sul tavolo e non hanno avuto le gambe. Il tema non è se l’idea in sé è bella o no: domandiamoci piuttosto perché non ha avuto sostegno in passato e quanto è sostenibile tuttora. Gli amministratori non devono essere generatori di buone idee ma accompagnare gli attaccanti a fare gol, come ogni buon coach che si rispetti. Amministrare è un lavoro complesso. Hanno sbeffeggiato la giunta Lucini di cui faccio parte per aver incaricato uno studio sulla migliore gestione di Villa Olmo. Il metodo da adottare è quello: abbiamo un bene monumentale, domandiamoci ora al meglio delle nostre possibilità quale strumento ne consenta l’utilizzo e la sostenibilità nel tempo. Lancio una proposta: la tassa di soggiorno, che come si è visto non allontana i turisti, non sia gestita dagli albergatori. Ma aiuti le strutture culturali che non possono autosostenersi taglieggiando coloro che le visitano».

Lorenzo Morandotti

13 aprile 2017

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