Lettere

Casa del Fascio, “museo virtuale” sul Lario

Nell’ottica della salvaguardia di capolavori architettonici del secolo passato va senza dubbio considerata la Casa del Fascio di Giuseppe Terragni, edificio la cui modernità è universalmente riconosciuta. L’opera si trova in uno stato di conservazione più che accettabile, grazie alla destinazione – da decenni ormai – al Comando della Guardia di Finanza. Il problema della Casa del Fascio non è quindi da individuarsi semplicemente nella sua conservazione, quanto piuttosto nella necessità di renderla ampiamente fruibile agli studiosi e al pubblico. In questo caso, quindi, l’obiettivo da porsi è quello di rivalutarne la presenza in città, acquisendo questo “monumento” dell’architettura come luogo “memorabile”. E che tale sia in sé non solo e non tanto per noi, quanto per tutto il mondo, lo dimostrano i molti turisti che a Como vengono, in modo particolare, per osservare da vicino questo edificio.
Le possibilità di visita attuali, peraltro ridotte ad alcuni spazi, non rispondono certo né alla curiosità del pubblico né alle esigenze degli architetti e degli studiosi

 che vorrebbero conoscerne a fondo le caratteristiche e l’articolazione degli spazi.
La Casa del Fascio, grazie alle operazioni di salvaguardia messi in atto dopo i primi discutibili impieghi del dopoguerra, è a tutti gli effetti da considerare per quello che è, cioè museo di se stessa, luogo da visitarsi e da considerarsi in tutte le sue parti, quindi non solo come struttura/architettura esteticamente rigorosa in cui i rapporti tra pieni e vuoti appaiono armoniosi e intriganti, ma come luogo di una esperienza esemplare da ammirare, almeno, se non da imitare. In questa logica di museo di sé, certo l’edificio non può essere destinato a contenitore di opere che ne occupino le pareti o le sale. Certo sarebbe auspicabile che alcune delle sale potessero ritrovare gli arredi progettati da Terragni, anche per illustrare il clima originario e dare conto della progettazione a 360° che non si fermava alla pura e semplice struttura architettonica.
Assolutamente compatibile con questa idea sarebbe la destinazione dell’edificio a centro di studi sul Razionalismo, ma in una logica innovativa resa certo possibile dalle tecnologie oggi disponibili. Un centro studi che potrebbe anche conservare archivi e biblioteca, ma che punti a essere soprattutto un centro di informazione e documentazione di un’esperienza che ha interessato tutta Europa.
Secondo una ipotesi già prospettata in passato, la Casa del Fascio potrebbe diventare il fulcro di un “museo virtuale” dell’architettura razionalista in Europa che consentirebbe, oltre che di approfondire e documentare il Razionalismo italiano, di mettere a fuoco influenze e differenze del modo di pensare la città e gli edifici (sia pubblici che privati) nelle varie nazioni d’Europa, soprattutto negli anni tra le due guerre mondiali. Questa idea comporterebbe il coinvolgimento, in una rete europea, di centri di ricerca già esistenti, archivi, università ed enti pubblici stranieri in una collaborazione che potrebbe attingere per il finanziamento di costruzione e di gestione della rete a fondi europei. Tutti i materiali potrebbero confluire in un unico data base o in data base diversificati, ma tra loro compatibili, in modo che da ciascuno dei centri periferici (ma ognuno si sentirà ente “centrale”) sia possibile accedere alle informazioni di tutta la rete.
Tenuto conto dei materiali (soprattutto disegni deperibili ed edifici costruiti), il Museo virtuale è l’unico strumento in grado di concretizzare un vero “archivio complessivo”, cui le istituzioni coinvolte potranno accedere per l’inserimento dei dati e dei documenti e per i successivi ampliamenti. Se poi, vista la specificità del nostro territorio, che accompagna il Razionalismo con la sorprendente stagione dell’astrattismo pittorico e scultoreo, ritenessimo importante arrivare alla apertura di un museo espositivo a esso dedicato, non dovremmo allontanarci molto dalla Casa del Fascio, in quanto, in diretta continuità con essa, è situato (e sarà disponibile non appena l’Asl lascerà liberi gli spazi) un altro significativo edificio razionalista costruito dall’Unione Lavoratori dell’Industria (ULI) nel 1938-1941 su progetto di Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri, Luigi Origoni, Augusto Magnaghi e Mario Terzaghi, e certo più adattabile a museo delle arti figurative di quanto non sia la Casa del Fascio.
Luigi Cavadini

5 Maggio 2012

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