Casa del Fascio, restauri per 2 milioni ancora da appaltare

Ci sono oltre due milioni di euro da spendere per la Casa del Fascio, capolavoro del Razionalismo lariano su cui ha acceso i riflettori un recente sopralluogo con i vertici dell’Accademia di Architettura di Mendrisio.
Il monumento di Giuseppe Terragni del 1936 è al centro di una costante attività di restauro. Un pacchetto di interventi corrispondente alla cifra predetta è stato già vagliato dal “Manutentore unico”, con cui l’Agenzia del Demanio ripartisce i finanziamenti per gli interventi manutentivi ordinari e straordinari effettuati sugli immobili, sia di proprietà dello Stato che di terzi, in uso alle amministrazioni pubbliche. Palazzo Terragni è sede del comando provinciale delle fiamme gialle e quindi rientra in tale comparto. Il Demanio deve però ancora appaltare le opere per passare alla fase esecutiva.
La buona notizia si inserisce nell’ambito di un dibattito, acceso in questi giorni anche in sede di Commissione Cultura in Comune a Como, sul futuro della Casa del Fascio che si vorrebbe “museo del Razionalismo”, qualora si trovasse una nuova sede per la Finanza. Un museo che andrebbe abbinato al retrostante palazzo razionalista dell’Uli, l’ex Unione dei Lavoratori dell’Industria.
L’architetto Paolo Brambilla con i colleghi Renato Conti e Corrado Tagliabue nel 2010 ha studiato il palazzo opera di Cesare Cattaneo e Pietro Lingeri e gli ha dedicato una mostra a Villa del Grumello. Già allora venne formulata la proposta, poi rilanciata dall’associazione “Maarc”, di realizzare un’“Isola del Razionalismo” facendo interagire il palazzo di via Pessina proprio con la “Casa del Fascio”. Due edifici storici sorti su lotti quadrangolari confinanti, ma dai destini diversi. Luca Ambrosini, architetto che da anni assiste la Soprintendenza nella gestione degli interventi conservativi su Palazzo Terragni, è dubbioso sul far diventare quest’ultimo un museo. «Ottima l’idea dell’acquisizione dell’Uli, che sarebbe il vero “museo” dato che la Casa del Fascio potrebbe al massimo ospitare conferenze ed eventi temporanei: adeguarla tecnicamente, penso in particolare alla tenuta termica e all’illuminazione, significherebbe stravolgerla. Sull’Uli, però, sarebbe opportuno un dibattito in città, dato che ha già subito rimaneggiamenti rispetto al progetto originario. Domandiamoci quindi su quale edificio si andrebbe a operare, e con quali finalità».

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