“Casa della cultura” al Politeama, dibattito aperto

L’associazione “COstruiaMO” ha lanciato  sul “Corriere di Como”, nelle parole di uno dei suoi fondatori, Luca Levrini, il proposito di trasformare l’ex cineteatro Politeama di Como, da dieci anni proprietà pressoché in toto comunale, in una “Casa della cultura”. Ma a che punto è il recupero della struttura fondata nel 1910?
«Stiamo proseguendo nella costruzione di uno sbocco che nel recupero mantenga la destinazione dell’ex teatro come luogo di qualità per attività di tipo culturale – dice l’assessore al Patrimonio del Comune Marcello Iantorno che da sempre si batte per il futuro della struttura – Non è semplice ma i tempi migliorano e lasciano ben sperare».
«Realizzare – aggiunge – anche a Como una Casa delle culture (la penso al plurale) è una idea che personalmente ho sempre manifestato anche da consigliere comunale e credo che l’ex Politeama possa essere una sede idonea allo scopo nella quale salvaguardare i bellissimi spazi tradizionalmente destinati a area teatro o spettacolo. Numerose sono le città che hanno realizzato una Casa delle culture e tra queste mi piace ricordare la mia città di origine, Cosenza, che la realizzò qualche lustro addietro. Ritengo però che tale spazio dovrà anche avere, per essere credibile, capacità di autosostenersi altrimenti con i chiari di luna attuali e futuri delle finanze pubbliche rischia di restare un sogno nel cassetto. In ogni caso il mio e nostro impegno per il recupero e la valorizzazione dell’ex Politeama è assolutamente confermato».
Da parte sua Barbara Minghetti, presidente del Teatro Sociale Aslico, manager che sta raccogliendo i primi risultati in termini di coesione tra vari enti nella sua attività di consulenza presso il Regio di Parma, auspica in merito alla questione «che ci sia un discorso serio e approfondito sui progetti culturali della città e del territorio, che prenda in considerazione non solo i luoghi ma anche la sostenibilità delle iniziative. Serve un progetto serio, con business plan fattibile. E che ci si sieda attorno a un tavolo il più possibile tutti insieme. in questo momento storico la sostenibilità degli eventi culturali si basa su un equilibrio molto delicato e fragile. Auspico anche che Como possa entrare tra le prime dieci città candidate al ruolo di “Capitale della cultura”, sarebbe un primo passo per spronarci a lavori seri».
Chi si è già speso molto per una “casa culturale” orientata alla musica è il direttore d’orchestra Bruno Dal Bon, motore dell’Università Popolare di Musica che ha dato vita a una vera “Casa della musica” in città presso l’ex circoscrizione 7 nel centro storico. «Il Politeama è uno spazio importante non solo per le dimensioni ma anche per l’aspetto storico e architettonico. È fondamentale che rimanga un luogo culturale con prevalente presenza pubblica, evitando che ne prevalgano l’uso commerciale. Como se lo merita. Noi insistiamo molto sulla necessità che la cultura e la musica in quanto beni collettivi abbiano in città un luogo “pubblico” di condivisione, è imprescindibile. Occorre capire se davvero esiste a Como una volontà condivisa in tal senso».
Lorenzo Morandotti

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