Casellario giudiziale, intesa possibile. «La norma così è discriminatoria»

Cartelli della dogana tra Italia e Svizzera

«So che quando parlo del nuovo accordo sul sistema fiscale i frontalieri non sono contenti, ma un riequilibrio graduale e concordato della tassazione ci sta. Vogliamo arrivarci, ma nell’ambito di rapporti che siano coerenti con l’appartenenza dell’Italia all’Europa e con i principi accolti dalla Confederazione attraverso i bilaterali con l’Unione».
Il sottosegretario agli Affari esteri, Benedetto Della Vedova , è reduce da una due giorni in terra Svizzera. Prima nella capitale Berna, dove ha incontrato le autorità federali; poi in Ticino, dove ieri si è confrontato con il Consiglio di Stato nella sede del governo, a Bellinzona.
«Il clima dell’incontro è stato molto positivo, le parole del presidente Manuele Bertoli sono state di apertura. D’altronde, l’Italia ha eccellenti rapporti con la Svizzera che è il terzo partner economico del nostro Paese».
I rapporti sono così buoni anche con il Ticino?
«Il nostro auspicio è sempre lo stesso, ovvero che il Ticino sia parte di questi rapporti positivi. Ci sono questioni aperte: vanno affrontate con la volontà di trovare soluzioni praticabili».
Ad esempio, l’obbligo del casellario giudiziale che, di fatto, sta bloccando il negoziato tra Italia e Svizzera.
«Ho ribadito ancora ieri al consigliere Norman Gobbi che, per la sua formulazione, la questione del casellario giudiziale può essere vista come un elemento discriminatorio. Nella riunione si è però iniziato a discutere sul superamento dell’obbligo di presentazione del certificato del casellario giudiziale. La proposta di adesione al programma europeo Ecris che ci è stata fatta oggi potrebbe essere una via praticabile, vedremo».
Sullo sfondo resta tuttavia un clima di disagio nei rapporti tra regioni di confine.
«Alcune posizioni assunte dal Ticino hanno bloccato di fatto il negoziato. Oggi a noi interessa che si arrivi a una soluzione del problema».
L’Udc è tornata però a tuonare contro gli accordi bilaterali e intende addirittura promuovere un nuovo referendum.
«I numeri dimostrano quanto sia importante per la Svizzera l’accesso al mercato unico. Se le scelte in futuro dovessero cambiare, vedremo che cosa fare».
Avete discusso anche della chiusura dei valichi secondari?
«Sì, certo. La decisione elvetica, in termini tecnici, è compatibile con Schengen, ed è transitoria. Io ho soltanto ribadito che una maggiore sicurezza si ottiene soprattutto coordinando meglio il lavoro delle forze di polizia».

 

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