Casinò di Campione, Botta: “I cittadini decidano che farne”

Comune di Campione d'Italia, Casinò

Mario Botta, l’architetto ticinese di fama mondiale che ha firmato il progetto del Casinò di Campione, undici anni dopo l’inaugurazione invita i campionesi a ripensare la funzione della struttura. «È nato come casinò, e come tale va fatto funzionare», dice il progettista che sul suo sito cataloga l’enorme casa da gioco tra gli “spazi ricreativi”. Non potrà certo essere rubricato sotto la voce “spazi del sacro” (dove Botta ha dato vita a veri capolavori), ma anche una riconversione nelle categorie “spazi del lavoro”, “spazi della cultura” e “spazi dell’abitare” è un esercizio di acrobazia, allo stato attuale. «Difficile farne un albergo o un centro commerciale» ammette Botta. Già, chi investirebbe in un luogo dove non passano grandi flussi di traffico? E se non c’è un polo di attrazione come appunto un casinò, come pensare a una struttura ricettiva? «I campionesi lo hanno voluto così, enorme e con forte impronta di identità. Ma è anomalo che un edificio simile abbia una sola funzione, è stato un errore non prevedere fin dall’origine una maggiore flessibilità ed è anomalo che un’intera comunità basi il proprio destino su un edificio così legato alla sua funzione primaria», dice Botta.
Il nuovo casinò inaugurato nel 2007 ha anche trasformato l’assetto urbano di Campione: «Ha mutato l’orografia del sito» dice l’architetto, perché è nato per legare zona a monte e zona lago. «Ma la storia di ripete – aggiunge – nel passato vecchie strutture come gli alberghi ottocenteschi sono stati trasformati in sanatori. Esempi di metamorfosi non mancano. Ma i cambiamenti non si possono decidere a tavolino, né sono compito degli architetti. Occorre vedere le esigenze vitali di Campione. La funzione primaria è la casa da gioco, il casinò è nato per questo. Ora credo spetti alla cittadinanza interrogarsi sul suo destino e se le esigenze saranno ridimensionate decidere che cosa fare di quella immensa volumetria».

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