Casinò di Campione d’Italia, bilancio “aggiustato” per nascondere i guai

Campione d'Italia, Casinò.

Un bilancio sistemato all’occorrenza per «protrarre l’attività» della casa da gioco anche quando il destino pareva ormai segnato.
C’è anche un intero capitolo dedicato al falso in bilancio, tra le accuse che la Procura di Como ha portato avanti contro gli ex dirigenti del Casinò di Campione d’Italia, con a capo l’ex amministratore delegato Carlo Pagan. Secondo quanto è stato messo nero su bianco dai pubblici ministeri Pasquale Addesso e Antonia Pavan (con firma anche del procuratore capo Nicola Piacente) nei bilanci della casa da gioco negli anni dal 2015 al 2017, sarebbero state modificate «fittiziamente» delle voci per nascondere quanto avveniva. Come ad esempio indicare un valore di 22 milioni di euro alla voce «conferimento marchi» contro un valore effettivo ritenuto essere pari allo zero. Oppure raddoppiando il «valore dell’usufrutto dell’immobile del Municipio». In sostanza, secondo quanto sostenuto dall’accusa, gli indagati avrebbero «consapevolmente esposto fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società», in modo «da indurre altri in errore» violando i «principi di contabilità».
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato alle parti nella giornata di lunedì.
Sono ben 19 i nominativi iscritti sul registro dei pm comaschi, compresi i due sindaci Roberto Salmoiraghi e Maria Rita Piccaluga. Bisogna anche ricordare che sulla vicenda del Casinò di Campione d’Italia (che ha poi trascinato nel baratro anche il Municipio) pende ancora la decisione della Corte di Cassazione sulla fallibilità della casa da gioco. La sentenza del Tribunale di Como fu infatti annullata dalla Corte di Appello di Milano e da allora si attende ancora il pronunciamento in arrivo dalla Capitale. Nel frattempo tuttavia la Procura ha portato avanti il proprio fascicolo penale.

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