Casinò di Campione, il piano: apertura a settembre e drastica revisione della convenzione

Campione d'Italia, Casinò

La società di gestione del Casinò di Campione d’Italia ha presentato lunedì sera, nei termini che erano stati concessi dal Tribunale di Como, la documentazione richiesta a integrazione del vecchio piano concordatario che risaliva al 2018. La via scelta è rimasta dunque questa, e non quella dell’accordo di ristrutturazione del passivo che aveva raggiunto dimensioni spaventose che avevano portato la Procura di Como a presentare non una ma due istanze di fallimento. Ora, il piano concordatario verrà discusso in una apposita udienza fissata per i primi giorni di maggio, in cui si deciderà se ammetterlo o meno. Lo stesso piano poi, verosimilmente a ottobre, dovrebbe passare al vaglio dei creditori per il via libera definitivo.
Ma cosa prevede il piano messo nero su bianco dalla società di gestione del Casinò di Campione d’Italia? Innanzi tutto, sarebbe stata accantonata la via dei finanziatori esterni, per cercare risorse all’interno delle attività della casa da gioco, con la riapertura che sarebbe stata ipotizzata – Covid permettendo – già per il settembre del 2021.
Il piano di rientro sarebbe stato strutturato su 5 anni, quindi con scadenza 2026.
All’interno ci sarebbe una pesantissima ristrutturazione (al ribasso) della convenzione che regola i rapporti tra Casinò e Comune di Campione d’Italia. Si tratta tra l’altro del cuore della vicenda, perché furono proprio queste somme non versate dalla casa da gioco al Municipio che portarono a scrivere, il 16 febbraio 2016, l’esposto firmato da quello che all’epoca era un consigliere di minoranza del Comune, ovvero Roberto Salmoiraghi, che scoperchiarono il pentolone del Casinò. Nello scritto si faceva riferimento al mancato versamento di somme che la società che gestiva la casa da gioco avrebbe dovuto versare al Municipio destinate al pareggio del bilancio. Insomma, anche ammesso che a settembre il Casinò di Campione d’Italia riesca a ripartire, i soldi diretti verso il Comune sarebbero di molto inferiori a quelli che venivano girati in passato. C’è poi un altro tema importante, che sarebbe quello dei dipendenti. Come è noto, nei giorni scorsi è stato comunicato che la nuova pianta organica del Casinò sarà di 170 dipendenti. Prima del fallimento erano quasi 500.
Nei cinque anni del piano, tuttavia – ovvero entro il 2026 – la società di gestione avrebbe programmato di aumentare la pianta organica di un altro centinaio di persone, stabilizzandosi intorno ai 270 dipendenti.
Il documento, come detto, verrà ora presentato per l’eventuale ammissione nell’udienza in Tribunale a Como in composizione collegiale, di fronte al presidente Ambrogio Ceron, al giudice relatore Marco Mancini e al giudice Annamaria Gigli. Poi, nel caso questo scoglio dovesse essere superato, bisognerà passare dal «sì» da parte dei creditori della casa da gioco.
Erano state tre, infine, le linee guida anticipate dai commissari giudiziali al Tribunale: due erano proprio riferite alla drastica riduzione dei dipendenti e alla «profonda revisione della convenzione con il Comune di Campione d’Italia». Un ultimo punto era poi quello della «esternalizzazione delle attività non caratteristiche», ovvero – ad esempio – il servizio di bar e in generale della ristorazione.

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