Casinò di Campione: la Cassazione respinge il ricorso

il Casinò di Campione d'Italia

Si torna all’inizio. A prima ancora della sentenza di fallimento letta dal Tribunale di Como il 27 luglio del 2018. Più di due anni e mezzo dopo, è come se il tempo non fosse mai passato. Il Casinò di Campione non è ancora fallito – sul suo capo pende “solo” un’istanza presentata dalla Procura di Como che deve essere affrontata in un’udienza pre-fallimentare – e al vertice della casa da gioco tornano, al posto dei curatori, i vecchi amministratori.
È questo il clamoroso esito della decisione della Corte di Cassazione sul ricorso che era stato presentato – un anno e mezzo fa – dalla banca creditrice (la Popolare di Sondrio) contro la sentenza della Corte d’Appello (dell’11 marzo 2019) che aveva dichiarato nullo il fallimento per vizi di forma.
In sostanza, si torna esattamente al punto in cui avremmo già potuti essere fin dal giorno successivo all’Appello, con il fascicolo che tornerà a Como per valutare una nuova istanza di fallimento. La vicenda è complicata, resa ancor più delicata dalle tante famiglie che in questi mesi hanno perso un introito e un posto di lavoro. Facciamo qualche passo indietro, risalendo appunto alla decisione del Tribunale di Como di dichiarare inammissibile la domanda di concordato in bianco per il Casinò di Campione d’Italia, decretandone il fallimento. Siamo, come detto, al mese di luglio del 2018.
I giudici d’Appello annullarono questa decisione, non smontando l’assunto chiave della Procura lariana (la fallibilità del Casinò, duramente contestata dalle altre parti) bensì basandosi su un vizio di forma, ovvero «l’omessa audizione del debitore» e quella della «società debitrice» il tutto in «violazione del diritto di difesa». Già allora, dunque, la questione avrebbe potuto arrivare a dove ci troviamo oggi. Invece, all’ultimo istante utile, la banca creditrice della casa da gioco, presentò ricorso in Cassazione sostenendo che (come si legge nelle motivazioni dei giudici romani) «la società non esercitava in concreto l’attività commerciale e non avrebbe potuto essere ritenuta fallibile», mentre invece l’Appello non aveva «rilevato elementi per escludere tale natura» di fallibilità.
Iniziò quel giorno la lunga attesa del pronunciamento della Cassazione che è giunto questa mattina, più di un anno e mezzo dopo.
I giudici hanno ritenuto il ricorso «inammissibile», senza andare dunque troppo per il sottile, visto che, tra le altre cose, «la ricorrente» non aveva «la parte di soccombente». Insomma, tutto torna a Como, nelle mani del Tribunale fallimentare che dovrà ora leggersi le carte e fissare una nuova udienza in cui discutere l’istanza di fallimento chiesta nuovamente (per la seconda volta) dalla Procura lariana a firma del pm Pasquale Addesso e del Procuratore della Repubblica Nicola Piacente.
La prossima udienza dovrebbe essere fissata in tempi (si spera) molto rapidi, verosimilmente già nel mese di gennaio, a due anni e mezzo dalla data della prima sentenza di fallimento.

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