«Casinò di Campione, pronta una richiesta per altri 18 milioni di euro di crediti»

Il Casinò di Campione d'Italia

Casinò, crediti per altri 18 milioni di euro verranno presto richiesti dal Comune di Campione d’Italia. Se infatti è vero che venerdì i curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Como hanno elencato nella proposta di stato passivo consegnata al giudice delegato Alessandro Petronzi, cifre e numeri ben dettagliati, su chi e quanto richiedere in seguito al fallimento della casa da gioco, ci sono ulteriori novità. A partire dall’amministrazione di Campione d’Italia. «Ad oggi il Comune si è insinuato nel passivo della casa da gioco non ancora in maniera totale – spiega il commissario prefettizio che oggi governa l’enclave, Giorgio Zanzi – C’è ancora una partita da definire, abbiamo ancora un’altra richiesta di circa 18 milioni di euro, che verrà quanto prima avanzata». Una situazione paradossale, quasi kafkiana, se si pensa che la proposta dei curatori è di non ammettere al privilegio i crediti vantati dal Comune di Campione d’Italia, ovvero 20,357 milioni di euro che sono stati dirottati al chirografo e potrebbero quindi non rientrare mai nelle case del municipio. «Ovviamente in questo periodo si vive alla giornata, ma valuteremo l’ipotesi ricorso su questo fronte – dice Zanzi – Per quanto riguarda l’ulteriore somma che verrà domandata, è quella relativa al 2018. Il resto atteneva al periodo che si è chiuso al 31 dicembre del 2017». Va ricordato come i primi numeri, emersi dalla proposta di stato passivo, parlino di 212 creditori, 73,119 milioni di euro di debiti accertati e 8,332 milioni di euro di debiti “cancellati”. La conclusione del commissario si concentra ancora sul fronte giudiziario. «L’amministrazione (quella guidata da Roberto Salmoiraghi, durante il cui mandato è arrivata la dichiarazione di dissesto finanziario) che mi ha preceduto ha fatto ricorso e quindi attendiamo. Valuteremo dopo la pronuncia della corte d’appello sul fallimento, come e quando ricorrere». Passaggio che ovviamente sembra inevitabile. Il prossimo 28 gennaio si terrà intanto in Tribunale l’udienza in cui il giudice delegato deciderà se accettare o meno le proposte depositate dai tre curatori fallimentari. I creditori hanno 15 giorni di tempo per inviare le loro eventuali controdeduzioni. Dopo l’udienza sarà fissata un’ulteriore scadenza per le domande cosiddette tardive che conterranno le richieste dei quasi 500 dipendenti licenziati il 31 dicembre. Tutti da ammettere al privilegio. E ai quali si dovranno pagare stipendi arretrati e liquidazioni. Quanto messo nero su bianco dai curatori fallimentari Elisabetta Brugnoni, Sandro Litigio e Giulia Pusterla, era già noto, anche se non nel dettaglio, ai sindacati, che ribadiscono alcuni concetti fondamentali che hanno caratterizzato questi mesi di confronto e lotta per salvare la casa da gioco. «Si ha la conferma ufficiale di ciò che era evidente da tempo, osservando i bilanci. Ovvero che le uscite erano troppo alte rispetto alle entrate – dice segretario dello Snals, Angelo Cassani – Da qui il tragico risultato conclusivo. I sindacati si sono sempre impegnati per salvare l’azienda e ovviamente per farlo si sono sempre basati sulle richieste della società. Come nel giugno del 2016 davanti al fatto che andavano tagliati 18 milioni di euro ci siamo attivati. Purtroppo non è stato sufficiente e adesso eccoci qui. Dobbiamo cercare, appena possibile, di fissare un incontro con il commissario straordinario». Amara la riflessione di Giovanni Fagone (Cgil). «Abbiamo preso atto di una realtà ben nota. Il danno causato è enorme. Sia per chi vanta dei crediti sia per una comunità intera ormai spazzata via – dice Fagone – Senza contare che alcuni di questi debitori, a partire dal Comune, potrebbero in effetti non vedere più le somme vantate. I sindacati hanno sempre lanciato anche questo allarme, un monito a considerare gli effetti devastanti a lungo raggio di una situazione fuori controllo».

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