Casinò, in cassa ci sono 6,5 milioni: impossibile pagare tutti i creditori. Dai documenti casi curiosi e storie insolite

Il Casinò di Campione d'Italia

Come un castello di carte. Spazzato via da una folata di vento. Il fallimento della società di gestione del Casinò di Campione rischia di generare un effetto domino e di mettere in crisi soprattutto molte piccole e medie imprese. Le stesse che fornivano beni e servizi alla casa da gioco e che adesso si sono viste rubricare le richieste tra i creditori chirografari, quelli cioè destinati a rimanere insoluti.
La consegna in Tribunale della prima bozza di stato passivo redatta dai curatori fallimentari ha fatto luce su tante storie. Anche molto diverse tra loro. Ci sono ad esempio i negozi di Campione d’Italia rimasti scoperti per cifre elevate: da 9mila a 66mila euro. Perdite che per un panettiere, un supermercato o un fornitore di bevande possono significare moltissimo.
Ci sono poi i giocatori, che magari possono anche non suscitare simpatia ma che si sono visti cancellare con un tratto di penna crediti in qualche caso considerevoli.
Inutile fare nomi, nel rispetto pure della privacy di ciascuno, ma c’è chi ha lasciato nelle casse del Casinò fino a 160mila euro. Qualcuno ci ha provato, come un ex croupier che ha chiesto il riconoscimento di più 40mila euro di mance. In questo caso, la risposta dei curatori è stata netta: «La quota delle mance lasciate dai clienti del Casinò, di competenza dei dipendenti addetti al gioco, veniva versata dalla fallita al Comitato Mance, il quale provvedeva alla sua distribuzione» secondo precisi criteri.
Tra i creditori che con ogni probabilità subiranno un danno enorme c’è, ad esempio, l’impresa di pulizie che provvedeva a tenere in ordine il gigante costruito da Mario Botta e alla quale erano dovuti 646mila euro.
Oppure il tour operator varesino che, con i suoi pullman, portava i giocatori dalla Malpensa a Campione: 149mila euro il credito accertato.
Un’altra situazione già in parte nota è quella della società di produzioni cinematografiche Combo con cui il Casinò aveva siglato un contratto di collaborazione e sponsorizzazione per il film di Pupi Avati Il ragazzo d’oro.
Della vicenda si era anche occupata alcuni anni fa la trasmissione Report. La Combo ha chiesto oltre 705mila euro ma i curatori hanno proposto l’esclusione dal fallimento perché l’importo non sarebbe dovuto.
Tra le 212 domande depositate in Tribunale nei termini di legge anche qualche nome noto. La Illycaffè di Trieste, ad esempio, ammessa al chirografo per 13mila euro. Oppure i pompieri di Melide, ai quali la casa da gioco doveva poco più di 1.300 euro.
Dalla lettura delle ultime pagine del documento consegnato venerdì ai creditori si ricavano poi ulteriori curiosità. La più interessante delle quali è certamente la restituzione di 306 slot machine alle società che le avevano affittate al Casinò. Le altre 500 slot rimaste nelle sale sono di proprietà del Comune o della stessa casa da gioco. Queste ultime potranno essere messe in vendita all’asta per recuperare un po’ di soldi da distribuire ai creditori.
E a proposito di soldi, allo stato attuale nelle casse della società fallita ci sono all’incirca 6,5 milioni di euro. Pochissimo se si considera l’ammontare totale dei debiti.
Debiti destinati ad aumentare enormemente con l’insinuazione dei 480 dipendenti licenziati dalla casa da gioco il 31 dicembre scorso. Secondo fonti sindacali, tra stipendi, mancati preavvisi e liquidazioni il credito totale dovrebbe ulteriormente crescere fra i 30 e i 40 milioni di euro.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.