Il caso: Cgil e Dem, il grande freddo esplode sui social network
Politica

Il caso: Cgil e Dem, il grande freddo esplode sui social network

Toni da battaglia. E accuse pesanti. Parte del gruppo dirigente della Cgil di Como sembra prendere ogni giorno di più le distanze dal Partito Democratico di Matteo Renzi. I due pilastri della sinistra organizzata non reggono ormai da tempo lo stesso edificio. Le cui crepe sono infatti assolutamente vistose. La guerra politica tutta intestina corre soprattutto in rete. Basta dare un’occhiata ai profili Facebook di alcuni segretari della Camera del Lavoro per capire di che cosa si parla.

Negli ultimi giorni, soprattutto in coincidenza con l’avvio della campagna referendaria su voucher e appalti, dai dirigenti della Cgil di Como sono state scagliate all’indirizzo del Pd renziano bordate durissime. Ha iniziato Patrizia Baitieri, segretaria degli alimentaristi, la quale ha definito l’ex premier un «cazzaro». E ha continuato Giacomo Licata, segretario generale di via Italia Libera, con analisi al vetriolo su «quello lì» e le sue politiche. Ancora ieri, in un post scritto a commento della vicenda giudiziaria in cui è implicato il papà di Matteo Renzi, Licata ha parlato di un «bottino» politico «misero. Fallite le riforme istituzionali e scarsi i risultati economici. Il partito balcanizzato dalle correnti. E gli amici toscani poco attenti alla discrezione in un Paese sfilacciato che vive la politica come un luogo di privilegiati». Altrettanto dura la conclusione, peraltro affidata a una vecchia ma sempre efficace citazione di Ennio Flaiano: «Se invece si vuole far credere che sia tutta colpa di D’Alema e di Woodcook, allora la situazione è grave ma non è seria».

I commenti degli internauti sono di segno diverso. C’è chi applaude e chi si indigna. La sensazione, molto netta, è però di una distanza che si accentua sempre di più. Sino a diventare separatezza. «Le differenze tra governo, Pd e Cgil sono molto ampie – dice Matteo Mandressi, da pochi giorni nominato nella segretaria confederale della Camera del Lavoro di Como – così come molto lontane sono le politiche. È vero, sino a qualche tempo fa tutto era diverso». Anche Marco Fontana, segretario della Filt, conferma la presenza «nel sindacato di un dibattito intenso. Le sensibilità sono forti, anche perché oggi la Cgil rappresenta veramente i progressisti».

Chi si distanzia dai toni barricaderi è invece l’ex segretario generale della Camera del Lavoro lariana, Alessandro Tarpini, oggi responsabile nazionale per la Cgil dei frontalieri. «La sensazione che il nostro sindacato non sia stato trattato bene da Renzi non è un mistero. Ciò non vuol dire che si debba andare oltre nel linguaggio, con affermazioni che non condivido nemmeno se indirizzate agli avversari politici. Non fa parte del mio modo di vedere le cose, chi ha incarichi di rappresentanza deve soprattutto saper dialogare». Tarpini, che è iscritto al Pd, giudica negativamente anche la scissione. «La frantumazione del partito rischia di consegnare il Paese in mano agli avventuristi», conclude.

5 Mar 2017

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