Caso Marco Mangiacasale. Ecco la lettera dei genitori

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Le violenze in oratorio
In agosto il Vaticano aveva già rassicurato le vittime

«La vostra lettera nella quale avete esposto la dolorosa vicenda che ha interessato la vostra famiglia a causa della delittuosa condotta del reverendo Marco Mangiacasale è stata trasmessa per opportuna conoscenza ai dicasteri competenti».
Inizia così la lettera partita dal Vaticano il 13 agosto 2013 dalla “Congregatio pro clericis” e indirizzata ai genitori di una delle ragazzine vittima dell’ormai ex sacerdote di Como. Da questo momento, l’iter canonico ha subito una netta accelerazione

e già in dicembre si è concluso con la decisione inappellabile di papa Francesco di «dismissione dallo stato clericale» di Mangiacasale.
«Esprimo a voi – scriveva il cardinale Mauro Piacenza alla famiglia – la mia vicinanza nella preghiera per quanto accaduto, invitandovi a ricordare che il bene che Cristo ci dona è più forte di qualsiasi male che possa provenire dall’uomo e vi assicuro che presso questa sede e nella Chiesa tutta si lavora costantemente per evitare che simili deprecabili vicende possano arrecare ancora in futuro ferite al popolo di Dio e oltraggio al sacerdozio stesso».
La lettera alla quale fa riferimento il cardinale è una dolorosa e sentita richiesta di aiuto inviata dai genitori a Roma nella speranza di avere quelle risposte che non riuscivano ad ottenere dalla Diocesi di Como. «Dal vescovo Diego Coletti non abbiamo avuto conforto diretto, se non freddi comunicati stampa e parole vuote di vicinanza ufficiale – avevano scritto i genitori della prima vittima di Mangiacasale – Al vescovo di Como chiediamo di prendere coscienza della gravità, ancora attuale, dei fatti, di lavorare nella direzione della verità, di condannare chi si macchia di un peccato così grave, di sostenerci con una presa di posizione netta. Non servono sorrisi o frasi di circostanza. Noi, che dal sorriso di un suo uomo fidato siamo stati traditi».
«A tutto il clero della Diocesi – scriveva ancora la coppia – chiediamo di riflettere su quanto accaduto e di sostenere i deboli, le vittime, i poveri, chi non può pagare difese importanti, chi non ha voce, chi è minorenne. Chiediamo a tutti di non dimenticare. Siamo certi che insieme potremo lavorare per il bene dei giovani, della Chiesa, della nostra società. Attraverso un’ammissione di colpa, una condanna severa dei fatti accaduti, un’attenta vigilanza. Perché la nostra, insieme ad altre famiglie, possa uscire da questo angolo di dolore e riappropriarsi della serenità della vita che ci è stata rubata. Perché ciò che è accaduto nella parrocchia di San Giuliano non accada più».
Ieri intanto, alla voce del padre della ragazzina che per prima aveva segnalato le molestie dell’ex parroco di San Giuliano si è aggiunta la voce della mamma di un’altra delle vittime. «La risposta rapida e definitiva del Vaticano ci è stata di grande conforto perché è stata fatta giustizia – ha detto la donna – Resta però lo sconcerto per l’atteggiamento del vescovo di Como, dal quale non abbiamo avuto la risposta e la vicinanza che speravamo. Ci aspettavamo un comportamento paterno che non c’è stato. Non comprendiamo il senso del suo atteggiamento, che aggiunge dolore al dolore».

Anna Campaniello

Nella foto:
L’ex parroco di San Giuliano Marco Mangiacasale è stato condannato in due gradi di giudizio dalla giustizia ordinaria a tre anni e mezzo per cinque violenze sessuali ai danni di ragazzine che frequentavano l’oratorio di San Giuliano

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