Cronaca

Caso marò, indignazione e accuse dal Lario

altRubato lo stendardo messo dai Marinai d’Italia sul Monumento ai Caduti

 

Tre giorni fa le dimissioni improvvise del ministro degli Esteri Giulio Terzi. Ieri mattina le parole del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola che a Napoli, in occasione della festa dell’Aeronautica, è tornato sulla vicenda dei due marò, attualmente

in India in attesa del processo perché accusati di aver ucciso due pescatori locali. «Dico a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che mi scuso per non essere stato capace di fare in modo che oggi fossero con noi in questa piazza. La decisione del rientro in India è stata una scelta sofferta e dolorosa ma in quel momento necessaria».
L’intrigo internazionale dunque si complica sempre di più.
E anche in città i commenti sull’operato dell’esecutivo italiano si fanno sempre più duri.
«L’intera vicenda è stata gestita malamente. Non solo nelle ultime settimane ma fin dall’inizio – interviene Paolo Mascetti , già vicepresidente della Provincia, medico ma anche ufficiale dei paracadutisti – Penso inoltre che dietro le discussioni infinite e di facciata ci siano profonde motivazioni di natura economica».
E le dimissioni del numero uno della Farnesina non stupiscono Mascetti.
«Il ministro è stato vittima dell’incompetenza altrui. Giulio Terzi è uomo scafato e competente. È sicuramente rimasto intrappolato in scelte collegiali errate. Forse avrebbe dovuto lasciare l’esecutivo prima, in concomitanza con il ritorno dei due marò in India. Comunque il governo Monti ha agito male».
Ora bisognerà necessariamente «attendere il nuovo esecutivo che, in cima alla lista delle priorità, dovrà anche collocare la vicenda dei nostri due soldati», conclude Mascetti.
Altrettanto critico Alessio Pennestrì, presidente dell’associazione Marinai d’Italia.
«Ogni giorno che passa aumenta la figuraccia dell’Italia in tutto il mondo. E intanto i nostri due marò rimangono in balìa degli eventi – spiega Pennestrì – Come associazione avevamo esposto, per i nostri militari, uno striscione al Monumento ai Caduti. Stendardo poi fatto sparire da ignoti alcune notti fa», commenta amaramente Pennestrì.
«Fu un gesto realizzato nei giorni in cui arrivò la notizia che non sarebbero più tornati in India – aggiunge il presidente dei Marinai – E ora rieccoci qui a dover commentare l’ennesima marcia indietro e l’ennesima decisione errata del governo di Mario Monti».
Un susseguirsi di errori che, sicuramente, «celano anche interessi commerciali in essere tra i due Paesi», dice Pennestrì.
Ma ciò che più rattrista è osservare come «due giovani che hanno giurato fedeltà al Paese e allo Stato siano trattati così malamente. Come ovvio continueremo a parlare e fare quanto possibile per tenere alta l’attenzione su questo episodio. Stiamo pensando di organizzare una manifestazione a Roma e, in concomitanza, anche a Como», aggiunge Alessio Pennestrì.
Ultima voce, altrettanto critica, è quella di Francesco Dotti, sindaco uscente di Argegno e soprattutto neoconsigliere regionale di “Fratelli d’Italia”, il movimento politico che per primo ha chiesto un’immediata risoluzione della vicenda.
«Non si può giocare sulla pelle di due ragazzi. Prima è stato detto loro che non sarebbero rientrati in India. Poi si sono rimangiati la parola. Inammissibile – tuona il consigliere Francesco Dotti – I marò, ovviamente, hanno obbedito. Ma l’Italia sta facendo una figuraccia».
Intanto si stanno già studiando le mosse future. «Il 4 aprile, prima della seduta del consiglio regionale, incontrerò Riccardo De Corato. Stiamo valutando la possibilità di organizzare una manifestazione a sostegno dei nostri militari», conclude Francesco Dotti.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Sono rientrati in India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marinai fucilieri italiani accusati dalle autorità indiane dell’omicidio di due pescatori scambiati per pirati
29 marzo 2013

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