Caso Svizzera sul tavolo di Gentiloni. Il nuovo premier e il “dossier Ticino”

Il presidente del consiglio che ieri sera si è insediato a Palazzo Chigi al termine di una crisi-lampo avrà sicuramente molti e più urgenti problemi da affrontare. Ma rispetto ai suoi predecessori, su un punto nodale per i territori di frontiera potrà far pesare le sue scelte in modo diretto.
Paolo Gentiloni conosce infatti molto bene il dossier Ticino per averlo seguito da ministro degli Esteri a lungo e in modo puntuale.
Soltanto in quest’ultimo anno il neo-premier ha incontrato almeno tre volte Didier Burkhalter, capo della diplomazia di Berna. E in ogni occasione non ha mai mancato di spingere sui temi più spinosi: frontalieri e accordi bilaterali su tutti. Alla fine di settembre, subito dopo il voto con cui il Ticino aveva approvato l’iniziativa “Prima i nostri”, Gentiloni si era fatto vivo quasi in tempo reale – e in maniera inusuale per un ministro degli Esteri – con un tweet: «Senza libera circolazione delle persone rapporti Svizzera-Ue a rischio».
Ad agosto, a Ginevra, il neo-premier aveva chiarito sempre a Burkhalter di «non volersi rassegnare a un eventuale esito negativo dei negoziati con Berna sui bilaterali» e aveva ricordato le «centinaia di migliaia di italiani che vivono e lavorano in Svizzera». Ma era stato a marzo, in occasione di una visita ufficiale a Neuchâtel, che l’allora titolare della Farnesina aveva chiarito in modo esplicito la posizione italiana sui temi più spinosi. Intervistato dalla Neue Zürcher Zeitung Gentiloni aveva spiegato come «la libera circolazione delle persone fosse un pilastro dell’Unione Europea» impossibile da mettere in discussione. E aveva inoltre definito «discriminatorie» le misure decise dal governo e dal Parlamento ticinesi sull’obbligo del casellario giudiziale per i frontalieri e sull’obbligo di iscrizione a un albo cantonale per le imprese artigiane.
«La firma definitiva dell’accordo sui frontalieri è legata all’andamento delle trattative tra l’Unione Europea e la Svizzera e all’eliminazione delle discriminazioni per i frontalieri italiani», aveva aggiunto Gentiloni. Dicendosi «fiducioso» che quelle stesse discriminazioni venissero «superate».

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