Ricorso respinto e pena, dunque, che diventa definitiva. La Corte Cassazione si è pronunciata ieri sulla vicenda di Emanuele La Rosa, il suocero di Alberto Arrighi. L’uomo, 68 anni, aveva patteggiato di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como, Maria Luisa Lo Gatto, la pena di 3 anni e 5 mesi per avere aiutato il genero a disfarsi del corpo di Giacomo Brambilla, l’imprenditore delle pompe di benzina ucciso a colpi di pistola all’interno dell’armeria Arrighi di via Garibaldi. I giudici del “Palazzaccio” non sono nemmeno entrati nel merito della vicenda, respingendo il ricorso. L’intero incartamento torna ora all’ufficio esecuzioni della Procura di Como, dove i legali del suocero di Alberto Arrighi presenteranno nelle prossime ore una richiesta di affidamento ai servizi sociali che verrà vagliata dal Tribunale di sorveglianza di Milano. Se la risposta dovesse essere negativa, per Emanuele La Rosa si aprirebbero le porte del carcere dove aveva già trascorso – nel periodo successivo all’omicidio di Giacomo Brambilla – un periodo di sei mesi. Da scontare, infatti, rimarrebbero 2 anni e 11 mesi.
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