Cultura e spettacoli

Castellani a Villa Carlotta

altEsposizioni   Il Lario dedica due retrospettive al pittore che è stato tra i protagonisti del Novecento artistico italiano
Un genovese vissuto a Milano, passato per Canzo, innamorato di Napoli. Negli occhi, l’azzurro dei mari, la malinconia di certi scorci del Mezzogiorno, paesaggi assolati e poi, innumerevoli, i volti e i corpi delle donne; popolane, nobili, giovani, vecchie, fiere. Bellissime.
È una sorprendente, incantevole riscoperta la pittura di Mario Castellani, tra i protagonisti del Novecento artistico italiano, nel novero dei maestri di Brera, dove insegnò dal 1964. Una mescolanza di sobrietà e passione, desiderio di rigore e amore per la bellezza.

Nasceva cento anni fa, e per celebrarne il ricordo Villa Carlotta a Tremezzo e poi, il prossimo autunno, il palazzo del Broletto a Como ospiteranno due importanti retrospettive. 

 

Dal 25 maggio, nella storica dimor a di Tremezzo, Mario Castellani, i colori dell’anima darà una piccola, ma significativa anteprima, con una selezione di tele declinate “in azzurro”, colore che ritorna e predomina in molte sue tele, attraversando paesaggi, volti e nature morte. Una personale completa ed esaustiva arriverà poi a Como il prossimo autunno, dal 16 al 23 novembre.
Raffaele De Grada, docente, scrittore, amato e autorevole critico d’arte, ebbe modo di conoscerlo sin dagli esordi e di lui ha lasciato un vivido ritratto oltre che le note critiche più importanti. «Che deve fare un artista che crede ancora alla pittura come espressione degli uomini che incontra, dell’aspetto della vita, della realtà di un ambiente con le cose di tutti i giorni? – si chiede De Grada nel 1983 riflettendo sulla pittura dell’amico Castellani, in risposta a quelle evoluzioni del contemporaneo sempre più tese verso il formale e verso la celebrazione dei designer («i nuovi eroi della società artistica contemporanea», li definisce). «Castellani compone ancora gli oggetti nel loro significato di cose della vita» – puntualizza De Grada – la sua pittura è «espressione degli uomini che incontra».
Passare a volo radente sopra le tele di Castellani, in effetti, è fare esperienza di una lunga e corposa storia, è percorrere un cammino che va a braccetto con la vita del nostro Novecento. Nel 1935 Castellani è alle armi, soldato di leva; sarà di stanza fino al ’37 in Africa settentrionale, e lì di nuovo richiamato nel ’41. La guerra la vive con insofferenza («gli intellettuali sono pacifisti nati – scrive De Grada – e quelli che non lo sono è perché pensano che alle guerre ci possono andare benissimo gli altri»).
Castellani si isola dalle bruttezze, schizza disegni d’ambiente, profili di commilitoni e di giovani arabi. Gli anni dal ’43 al ’46 li trascorre a Napoli, un’esperienza che lo segnerà moltissimo. Si innamora di quel “pittoresco luminoso” dei profili campani, ma anche dei paesaggi “umidi e stinti” dei bassi, che riprende sulla tela con uno stile vicino al realismo contemporaneo, anche se più ombroso e cupo. Nel 1947 torna nel capoluogo lombardo. Parteciperà alle Biennali di Milano a partire dal ’53, al Premio Marzotto del ’54 e alle più importanti manifestazioni artistiche nazionali. Sue personali gireranno Milano, Napoli, Roma e molte altre città. A partire dal 1964, insegnerà figura al Liceo Artistico di Brera. Arriverà poi la collaborazione come illustratore al “Corriere dei piccoli” e presso altri editori (numerose opere in mostra a Tremezzo racconteranno anche questa attività).
«Castellani ha frugato subito nel mistero che sta oltre il vero» – sintetizza benissimo De Grada – e c’è un’opera in particolare che lo testimonia. Si tratta di “Attesa” del 1969: una donna seduta su una sedia, sola al centro di una stanza, guarda verso una finestra o una porta da cui filtra una lama di luce. Si sta semplicemente riposando, sta pensando alla sua vita, la attraversa il rimpianto di qualcosa che non ha potuto avere, o il sogno di qualcosa che non avrà mai. La mostra sarà inaugurata sabato alle 16 e rimarrà aperta fino al 4 giugno (orario 9-18). Ingresso: compreso nel biglietto per la visita del museo e del giardino botanico di Villa Carlotta. Info: 329.00.44.875 e su www.villacarlotta.it 

Katia Trinca Colonel

Nella foto:
Dipinti del maestro Mario Castellani che verranno esposti nel corso delle retrospettive. Sopra, Ulivi a Montisola (1970). A destra, Popolane (1979)
21 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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