Cause ed effetti dei processi troppo lenti

GIUSTIZIA IN ITALIA
Oggi ho sentito alla Tv l’ennesima denuncia circa la lentezza dei processi in Italia e il sovraffollamento delle carceri (sovraffollamento che è aggravato dalla presenza di molti detenuti in attesa di giudizio). La mia esperienza è minima, però…
Anni fa,  quando era direttrice didattica, un bambino si ruppe un dente in una della scuole di cui ero responsabile; la famiglia, ritenendo insufficiente il risarcimento pagato dall’assicurazione della scuola, fece causa. Un giorno l’avvocato della famiglia chiese per iscritto che  il giudice interrogasse la maestra; l’avvocatura dello Stato mi diede indicazione di fare la stessa richiesta. All’udienza successiva il giudice, viste le due richieste analoghe, decise che la maestra fosse da ascoltare, dispose che fosse convocata per la prossima udienza  e aggiornò la seduta a 2-3  mesi dopo.
Perché gli impiegati che ricevettero le due proposte identiche non  convocarono la maestra per l’udienza già prevista? Se poi il giudice avesse ritenuto di non sentirla, avrebbe sempre potuto non ascoltarla: una sola persona (la maestra) avrebbe perso mezza giornata.
Evidentemente le norme vigenti non consentono a impiegati e capiufficio un tale esercizio di buon senso. E così  molte persone (tra le quali un giudice)  persero tempo e la causa durò 2-3 mesi di più. Avvocati e magistrati che hanno un’esperienza incomparabilmente più ampia e qualificata della mia, non potrebbero individuare e segnalare tante altre piccole incongruenze nelle procedure? A 2 mesi per volta, i processi si sveltirebbero di un bel po’.
Caterina De Camilli Giacòcaterinadeca@libero.it

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