Cultura e spettacoli

Cavadini, arriva la mozione di sfiducia e la prossima mostra cambia curatore

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La polemica sulla cultura
“Silurato” De Michelis, lo scontro tra giunta e minoranza previsto entro Natale

(l.m.) La minoranza di Palazzo Cernezzi affila le armi e presenta il conto a Luigi Cavadini, assessore alla Cultura e al Turismo della giunta Lucini. Ha infatti chiesto la convocazione del consiglio comunale per trattare una mozione di sfiducia al critico d’arte, accusato senza mezzi termini di essere l’artefice del “flop” della grande mostra “La Città Nuova. Oltre Sant’Elia” a Villa Olmo.
Che ha un deficit di 217mila euro. Ora la palla passa alla conferenza dei capigruppo del parlamentino

cittadino che entro venti giorni come da regolamento dovrà stabilire il calendario delle discussioni.
L’obiettivo è arrivare entro Natale a discutere la sfiducia.
l’accusa
Un atto politico pesante, anche se largamente annunciato nelle scorse settimane e formalizzato lunedì sera da Gruppo Misto, Movimento 5 Stelle, Adesso Como, Per Como e PdL. Questi i firmatari: Marco Butti, Alessandro Rapinese, Francesco Scopelliti, Anna Veronelli, Sergio Gaddi, Luca Ceruti e Mario Molteni, un tempo sostenitore della giunta Bruni e ora passato armi e bagagli all’opposizione.
Come si vede, l’elenco comprende l’ex assessore alla Cultura delle giunte Bruni e Bruni bis (centrodestra) Sergio Gaddi, che ha portato a Villa Olmo 95mila visitatori con la mostra di Brueghel del 2012, contro i 17mila della mostra di Cavadini della scorsa primavera-estate.
Esclusa dal novero dei firmatari è la Lega, che però è favorevole a votare in aula la mozione contro Cavadini. Il documento su cui si richiede il voto del consiglio comunale comasco affonda le dita nelle piaghe, come si suol dire: in prima battuta, si contesta a Cavadini di aver ritenuto «sicuramente prudenziale» la previsione di 50mila ingressi che avrebbe consentito il pareggio di bilancio della mostra. Una previsione nefasta.
La minoranza ritiene «inadeguato e dannoso per la società sia il pesante disavanzo a carico delle tasche dei cittadini, sia l’aver interrotto drasticamente un virtuoso percorso di grandi mostre, caratterizzate da centinaia di migliaia di visitatori».
E ha stigmatizzato le «parecchie pecche, sotto il versante delle strategie di comunicazione», di cui ha sofferto la mostra targata Cavadini, che non ha «preso in minima considerazione suggerimenti e critiche, salvo poi riconoscerne qualche pecca». Un doppio errore, per i firmatari, dato che Cavadini partiva «da una condizione favorevole, vista la doppia delega rivestita, sia per la Cultura che per il Turismo».
Il risultato alla luce di tutto ciò non può che essere la revoca della fiducia della città all’assessore. Di cui la minoranza dichiara di «non aver ad oggi ancora compreso le linee guida, e gli auspicabili correttivi, che intende adottare per la preparazione dei prossimi eventi».
la replica dell’accusato
«Mi aspettavo la mozione della minoranza in consiglio, era nell’ordine delle cose. Sarebbe potuta arrivare anche dieci o quindici giorni fa, non fa differenza», ha detto ieri Cavadini interpellato dal “Corriere di Como”.
L’assessore si è riservato di commentare «quando sarà discussa in aula» la mozione, e ha annunciato peraltro che la prossima tappa di quello che è di fatto un trittico di esposizioni sul tema della città e della progettazione urbana dal Futurismo di Antonio Sant’Elia al XXI secolo non sarà più curata dallo storico dell’architettura Marco De Michelis, direttore della Fondazione Antonio Ratti. «Avremo un altro curatore», si è limitato a dire Cavadini.
la mossa
Vedremo se il cambio della guardia in corso d’opera, proprio mentre Cavadini sta lavorando alla costruzione della prossima tappa del percorso espositivo, è un passaggio tecnico già concordato nel progetto espositivo o una mossa a sorpresa in risposta alla mozione stessa.
Che di fatto stigmatizza oltre a quello di Cavadini anche il comportamento di De Michelis, che per le sue competenze di curatore ha incassato 35mila euro: alla minoranza non va giù in particolare il paragone da lui compiuto in un’intervista tra le mostre targate Sergio Gaddi (Picasso e Brueghel e tante altre allestite in passato) e le «strenne natalizie», con il commento a mo’ di corollario che «una mostra seria è ricerca, fatica e passione».
«Un professionista, per lo più dopo l’esito della mostra, avrebbe potuto evitare una simile dichiarazione», si sottolinea nella mozione presentata e regolarmente protocollata ieri dalla minoranza a Palazzo Cernezzi, rimarcando come non ci sia mai stata «alcuna presa di distanza da parte dell’assessore nei confronti delle dichiarazioni del curatore».
Come detto, obiettivo della minoranza è discutere in aula la mozione entro le feste per chiudere la partita e mettere all’angolo assessore e giunta. Ma «entro Natale» pure Cavadini ha pronto un regalo sotto l’albero: fa sapere che presenterà a sua volta il progetto della prossima mostra di Villa Olmo, prevista nel periodo canonico marzo-luglio del prossimo anno. A meno che la storica dimora non diventi un cantiere con i soldi della Fondazione Cariplo.
«Rinnovo la mia fiducia a Cavadini, credo che la mozione non passerà – ha detto ieri su Etv il sindaco di Como Mario Lucini – Ricordo che, come ha detto di recente il critico Philippe Daverio, un progetto di mostra si misura anche come proposta culturale. Inoltre un conto è far gravare direttamente sul bilancio del Comune 480mila euro di buco come avvenne per la mostra di Gaddi su Picasso (2005, ndr) e un conto è far assorbire il buco di quest’anno, pur importante, nel bilancio di Csu, che è società controllata dal Comune».
Prima delle festività di fine anno, insomma, avremo un nuovo capitolo della saga ormai decennale delle grandi mostre, fatta di opere d’arte ma anche di polemiche.

Nella foto:
Luigi Cavadini, assessore alla Cultura, al Turismo e allo Sport di Palazzo Cernezzi
13 novembre 2013

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