Cave di Musso. Luoghi del cuore

Tesori lariani – Il Fondo Ambiente Italiano di Como invita a sostenere la tutela delle rupi su cui governò Gian Giacomo Medici detto il “Medeghino”
La campagna di sensibilizzazione culturale “Luoghi del cuore 2012” del Fondo Ambiente Italiano, fino al prossimo ottobre, vedrà un tesoro lariano protagonista fra le eccellenze da salvare nel Belpaese.
Lo ha indicato la delegazione del Fai di Como e corrisponde all’antico sito delle cave di marmo, sullo sperone roccioso che divide gli abitati di Musso e Dongo, in Altolago.
«Sappiamo che si progettano nuovi insediamenti urbanistici nella zona e, pertanto, abbiamo comunque deciso di segnalare
all’attenzione dell’opinione pubblica questa ricchezza», dice la capodelegazione del Fai lariano, Anna Giussani.
Ecco una sintetica descrizione dell’area. Da quota 500 metri si scende alla vecchia strada Regina che costeggia il Lario. Uno dei luoghi da preservare secondo il Fai sono proprio le antiche cave di marmo di Musso, completamente abbandonate e di fatto usate come discarica di materiale inerte. È il terreno circoscritto dalle mura cinquecentesche del Castello di Musso, baluardo del condottiero Gian Giacomo de Medici, detto il “Medeghino” (proprietà privata in Comune di Dongo), fortilizi che oggi sono ricoperti da vegetazione spontanea. L’ultima “pulizia”, che peraltro ha permesso il rilievo di tratti consistenti di mura, è stata fatta da alcuni volontari negli anni ’90. Inoltre c’è la chiesa settecentesca di Sant’Eufemia (che fa capo alla parrocchia di Musso), terrazzamenti di muri a secco), prati (una volta coltivati a vite) con rustici in pietra sparsi (proprietà private in territorio di Musso) e, da ultimo, completa il patrimonio individuato dal Fai un’altra area in territorio di Dongo, il “Giardino del Merlo”, cui è stato appena dedicato un volume illustrato.
«È un vero gioiello che non è ancora agibile, tifiamo per l’apertura al pubblico», dice la responsabile del Fai, Anna Giussani.
«Tutte queste presenze, sia monumentali che naturalistiche, a tutt’oggi non sono sufficientemente valorizzate ed anzi sono minacciate», aggiunge l’architetto che collabora con il Fai per la valorizzazione di quest’area, Ilaria Giussani. Che in una relazione diffusa alla stampa ha scritto: «Oltre a risultare altamente percettibile da tutto il territorio di Musso e Pianello e dall’intero settore di lago (fino a Bellagio), la peculiarità dell’area è quella di essere un “concentrato” di valenze ambientali, paesaggistiche, storiche, culturali, archeologiche, mineralogiche, botaniche e faunistiche assolutamente eccezionali».
Secondo l’architetto, «dovrebbero essere vietate nuove edificazioni nell’area della cava e dintorni. Gli interventi per valorizzare appieno le straordinarie valenze del luogo dovrebbero essere strategici senza essere invasivi, finalizzati soprattutto al recupero, tramite conservazione e restauro».
«La cava alta, di proprietà comunale, dovrebbe essere ripulita dalle macerie e messa in sicurezza per essere visitabile e fruibile anche allo stato attuale, dato che il suo anfiteatro di marmo si presta bene, con poca spesa a ospitare eventi e spettacoli dato che la cava è dotata tra l’altro di un’ottima acustica», dice Anna Giussani. Che invita a compilare e spedire al Fai le apposite cartoline per votare questo museo a cielo aperto tra i “Luoghi del cuore” del Fondo Ambiente per il 2012, presso i Punti Fai del territorio e gli sportelli di Banca Intesa.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Sopra, i terrazzamenti tra Musso e Dongo. A destra, scorcio delle cave e delle fortificazioni

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