Celebrato a Como il Giorno della Memoria

© | . . Ines Figini e il sindaco di Como Mario Lucini, ieri sera ospiti di “Angoli”, trasmissione in onda su Etv

Ci sono cose che non si possono esprimere a parole. Nemmeno settant’anni dopo. Ines Figini però riesce a trasmetterle senza fare grandi discorsi. Semplicemente, stringendo tra le mani la targa commemorativa che le viene donata nel Giorno della Memoria e sussurrando: «La dedico a tutti coloro che mi sono stati vicini a Mauthausen e ad Auschwitz e sono morti».
Ines Figini è l’unica cittadina del capoluogo sopravvissuta all’Olocausto ancora in vita. Ieri, a Villa Olmo, ha ricevuto un riconoscimento: «Non trovo le parole per esprimere cosa provo – ha detto – Settant’anni sono tanti e sono pochi. Sono anche passati in fretta. Grazie per esservi ricordati ancora di me».
Insieme con lei sono stati insigniti di una medaglia altri tre ex deportati della provincia comasca, Michele Cirneco, Pietro Leonuro e Antonio Pensa. Il primo ha ritirato personalmente l’onorificenza mentre gli altri riconoscimenti, alla memoria sono stati consegnati ai figli. «Non deve mai cessare il dialogo interrazziale e interreligioso – ha sottolineato il prefetto, Bruno Corda – perché si eviti che in futuro eventi come Shoah e leggi razziali si ripetano. Dal sacrificio di molti è potuta scaturire l’attuale civiltà, è un imperativo salvaguardarla».
«Non vogliamo dimenticare e non dimenticheremo», ha detto il sindaco di Como Mario Lucini, che ha sottolineato poi come la Giornata della Memoria debba essere «un’occasione per conoscere il passato ma anche per farci capire che abbiamo il dovere di combattere la nuova deriva xenofoba che minaccia l’Europa». «La memoria – ha detto poi Maria Rita Livio, presidente della Provincia – è un presidio contro la barbarie, in qualunque parte del mondo si materializzi. Non deve essere un rito, ma svegliare le nostre coscienze e aiutarci ad essere vigili per evitare che gli orrori si ripetano».
Il presidente del Centro di ricerca Schiavi di Hitler, Walter Merazzi, ha ricordato i tanti comaschi che si sono messi in gioco in prima persona per salvare i deportati. «Como, per la sua vicinanza con la frontiera – ha ricordato – ha avuto un ruolo centrale per la salvezza di migliaia di persone. Molti episodi non sono mai emersi. Ci auguriamo che ci possa essere una segnalazione di questo territorio nell’ambito del Giardino dei Giusti».
«La Giornata della Memoria ha senso se diventa occasione per studiare la storia – ha detto Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” – per impedire che l’oblio cancelli l’orrore e per capire cosa fare perché non si ripresenti».

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