Cendamo, galleria digitale per i vip della cultura

copertina libro di Leonardo Cendamo

I segreti del mestiere, vissuto nell’epoca d’oro della pellicola e poi diventato digitale. I ricordi di una vita, scatti diventati icone, contesi da agenzie, riviste e case editrici in tutto il mondo. Una vita per la luce. Esce l’autobiografia del maestro comasco amato da Umberto Eco My work, My life. Un libro in cui si racconta con parole e tante immagini in bianco e nero e a colori il fotografo comasco Leonardo Cendamo, di Barni, autore di molti scatti celebri legati soprattutto a protagonisti del mondo culturale e letterario.
Da scugnizzo a ritrattista dei vip. Partito da Foggia a ventitré anni e con pochi soldi in tasca, Cendamo arriva nella Milano brillante e piena di opportunità degli anni ’60. Conosce l’ambiente stimolante di Brera, lavora, studia, cerca con ostinazione la sua strada. Da commesso in un negozio di tessuti, a fotomodello, ad affermato fotografo ritrattista. Cendamo aveva pubblicato in precedenza il volume illustrato Danzando con la mente. Ritratti (pp. 297, 70 euro) da Giuseppe Laterza di Bari, con prefazione di Umberto Eco. Scriveva il semiologo: «Cendamo ama gli autori del cui volto cerca di impossessarsi», e sottolinea la sua capacità quasi sciamanica di leggere l’anima dei libri nei volti dei rispettivi autori: «Chi conosce l’opera scopre che Cendamo in qualche modo ha sempre colto la vena segreta, l’ossessione, la felicità, l’ironia o il dolore dei suoi autori».
Cendamo si è formato frequentando i corsi di fotografia all’“Umanitaria” di Milano. Ha firmato le foto delle prime campagne pubblicitarie di Giorgio Armani e ha collaborato con il “Corriere della Sera” e con l’agenzia fotografica “Grazia Neri”. Il suo sito, costantemente aggiornato, è all’indirizzo leonardo cendamo.photoshelter.com.
«Per i miei ritratti – dice Cendamo – ho studiato molto i pittori che esaltano la luce, da Tiziano a Caravaggio, che ho scoperto anche grazie al mio amico pittore Dario Damato, che fu collaboratore di De Chirico e Guttuso».
Cendamo è diventato il fotografo per antonomasia degli scrittori. Gli italiani li ha fotografati quasi tutti, e moltissimi stranieri fanno parte del suo book. Colti nei loro studi o nei salotti e nelle camere d’albergo in cui soggiornano in occasione di festival culturali, in Italia e all’estero. Ma Cendamo ha avuto una lunga parentesi nella politica: è stato per 12 anni il fotografo ufficiale nel Nord Italia del Psi di Bettino Craxi.
«Perché faccio il fotografo? – dice – Da modello negli anni Settanta ho scoperto di trovarmi meglio dall’altra parte dell’obiettivo, perché dall’altra parte della fotocamera la situazione era più soddisfacente e varia, soprattutto per il lavoro sulla luce che per me è fondamentale. Devo molto a un maestro come Alberto Rizzo, italoamericano che lavorava per celebri riviste come Vogue. Mi ha insegnato tanto e con lui ho lavorato per due mesi a New York. Finora ho totalizzato 47mila foto sul sito: ci sono premi Nobel e nuove leve. Ho il rimpianto di non avere fotografato Philip Roth. Ero con Umberto Eco a New York per il Pen Club nel 2008, ma non sono riuscito ad avvicinare l’autore del Lamento di Portnoy. Mi piacerebbe fotografare un Nobel come Peter Handke, che pare non ami farsi fotografare. E mi sarebbe piaciuto lavorare nel cinema, come direttore della fotografia. Mai dire mai».
Qualche consiglio ai giovani? «Se si hanno talento e costanza è ancora un lavoro bellissimo, ma dovete studiare psicologia e sociologia, per capire il contesto in cui abita ciò che fotografate. E una buona agenzia vi apre molte porte».

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