Cento saracinesche abbassate contro la nuova Ztl. E il centro città si risveglia in un clima surreale

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La rivolta degli esercenti
Vetrine spente in molte vie e non soltanto nell’area di piazza Roma, fulcro della protesta

Un risveglio anomalo per Como. L’istantanea del centro storico, ieri mattina, ha fotografato una città inconsueta. Tante le serrande abbassate – una prima stima parla di oltre 100 negozi sbarrati – e tantissimi i cittadini intenti a discutere, nei bar e per strada, della protesta in atto.
Ancor più palpabile la ferrea intenzione dei commercianti di rimanere sulle barricate, uniti contro l’estensione della Ztl.
L’invasione pacifica e silenziosa di oltre 220 negozianti, durante il consiglio

comunale di lunedì sera aveva già indicato che l’aria stava cambiando. E ieri mattina osservare un centro storico sempre laborioso ma a velocità ridotta ha dipinto una realtà singolare.
Più di 100 i negozi “spenti”. Il manifesto “Chiudiamo per non chiudere” campeggiava ovunque. Porte chiuse e un silenzio surreale hanno accompagnato chi si spostava all’interno delle mura. E dalle 9 del mattino, Alessandro Rapinese (Adesso Como), promotore insieme agli esercenti della protesta, era in giro per informare chi non era stato contattato in precedenza. E per dare appuntamento a una nuova riunione, in programma entro fine settimana, dove saranno annunciate altre manifestazioni.
E alcuni dei negozianti rimasti “aperti” sono usciti in strada per discutere con il consigliere. «Sinceramente penso non serva a nulla. Il vero problema è aver ideato una città senza parcheggi gratis e con pochi posti a pagamento nelle zone strategiche», dice Flavio Bogani.
Percorrendo il centro storico, la prima impressione è che la protesta abbia funzionato. Vetrine spente e serrande abbassate. Non in tutte le vie, ma più ci si spingeva verso il cuore della rivolta – tra le piazze Roma, Cavour e Duomo – più i commercianti hanno risposto positivamente. Anche nelle strade più distanti, comunque, la solidarietà era visibile. In via Cesare Cantù erano più di 5 le vetrine dove campeggiava lo slogan della ribellione. Tra le botteghe serrate anche quella del presidente di Confcommercio Como, Giansilvio Primavesi.
E in questo paesaggio, a tratti desolato, spiccavano le voci degli esercenti non in sintonia. «Ero piccolo quando il sindaco Spallino rischiò addirittura di essere linciato per aver chiuso alle auto il centro storico. E oggi nessuno se la sentirebbe di tornare indietro. Sono d’accordo con la pedonalizzazione, mi sembra un passaggio molto positivo», dice Maurizio Casarola.
Nelle vie Rovelli, Adamo del Pero e Natta un’altra infilata di negozi chiusi. In piazza San Fedele anche alcuni locali storici hanno abbassato la saracinesca. Stessa istantanea in via Bernardino Luini. «Como sta diventando una trappola. Rimarremo in pochi, barricati in centro», sbotta un’anziana signora solidale con la protesta.
Il viaggio per la “Como chiusa”, arriva in via Ballarini. Nella sede di Confcommercio, tutte le luci sono spente e gli sportelli chiusi. L’associazione solidarizza infatti con la protesta. E così accade in piazza Duomo e in piazza Cavour. E quando si arriva in piazza Roma, lo scenario è irreale. Negozi chiusi, serrande abbassate e una sequenza di cartelli che annunciano le motivazioni della protesta. A pochi metri, oltre via Rodari, i vigili sono all’opera per controllare il traffico.
«Ancora per una settimana saremo tolleranti – dice il comandante della polizia locale, Giovanni Fazio – Poi sanzioneremo i trasgressori». E dopo alcune perplessità degli automobilisti davanti ai cartelli, giudicati poco chiari, si dovrebbe correre a ripari. «Abbiamo ricevuto una serie di indicazioni – spiega Fazio – Le illustreremo durante il briefing in programma nel weekend con l’assessore Gerosa e l’ingegner Lorini. Valuteremo come migliorare le informazioni».
In attesa che arrivi la segnaletica orizzontale, quella verticale potrebbe subire qualche modifica, magari con l’installazione di insegne di avvertimento prima del varco. Infine, in piazza Volta c’è anche chi ha aderito alla serrata in maniera singolare. Sulle vetrine di una paninoteca, un cartello recita: “Siamo aperti ma a luci spente per sostenere la protesta”. «Non possiamo permetterci di rinunciare a un giorno di introiti – spiega Fulvio Pizzetti – Ma ci sembrava doveroso con questo piccolo gesto, schierarci con chi protesta».

Fabrizio Barabesi

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