Centri per l’impiego al collasso Dossier di Villa Saporiti in Regione Ieri l’incontro della Presidente Livio con l’assessore lombardo
Cronaca

Centri per l’impiego al collasso Dossier di Villa Saporiti in Regione Ieri l’incontro della Presidente Livio con l’assessore lombardo

Ieri l’incontro della Presidente Livio con l’assessore lombardo

«Il sistema non sarà in grado di assolvere ai compiti delegati e gestire le risorse senza un potenziamento dell’organico, la riqualificazione delle strutture e delle attrezzature e un progetto di riorganizzazione dei servizi».
Come raramente accade, il linguaggio formale della burocrazia ha reso in modo preciso la situazione in cui versano oggi i Centri per l’Impiego di Como (Cpi). Dopo la denuncia del «collasso» dei Cpi lariani fatta alcuni giorni fa dalla presidente della Provincia, Maria Rita Livio, la Regione ha convocato ieri dirigenti e amministratori di Villa Saporiti per tentare di trovare soluzioni praticabili.

L’incontro a Milano sarebbe stato però interlocutorio. «Siamo stati ricevuti con celerità e ringrazio l’assessore Melania De Nichilo Rizzoli, ma ho avuto l’impressione che le ipotesi messe in campo restino incerte e fumose, soprattutto là dove dipendono dai finanziamenti nazionali. Nel frattempo la carenza di personale è gravissima e non ci permette di garantire il servizio».

La presidente Livio ha portato a Milano un dossier (compilato dagli uffici di via Borgovico) nel quale sono state elencate le conseguenze del progressivo svuotamento dei Cpi comaschi.
«La carenza di personale ha determinato la scelta di orientare le scarse risorse disponibili su alcuni processi obbligatori – le iscrizioni, i patti di servizio, il rilascio delle certificazioni, la gestione delle comunicazioni obbligatorie – abbandonando o ridimensionando l’impegno su quei processi e servizi che, pur essendo qualificanti, non siamo più in grado di gestire: tirocini, colloqui specialistici, doti, ricerca del personale».

L’assessore regionale ha annunciato un piano per l’assunzione in Lombardia di 135 persone. «Sarebbe una primissima, parziale boccata d’ossigeno – dice Livio – ammesso e non concesso che, dopo tanti anni di promesse disattese, tutto questo si verifichi davvero».
Nel documento consegnato dalla Provincia ai funzionari regionali i numeri sono comunque impietosi. Almeno una decina i servizi di competenza dei Cpi che non sono più svolti dagli uffici di Como, tra i quali: la gestione delle crisi aziendali e della cassa integrazione; la gestione dei tirocini estivi; il cosiddetto matching, ovvero l’ausilio alla ricerca di un’occupazione attraverso l’incontro tra domanda e offerta; la gestione del piano dell’apprendistato; quasi tutti i servizi legati alla disabilità.
Per comprendere la dimensione del problema, nel 2010 la Provincia poteva contare su un totale di 62 dipendenti nel settore Politiche del lavoro; oggi il personale in servizio è di 35 unità di cui soltanto 28 assunte a tempo indeterminato. I finanziamenti sono calati in modo verticale: nel 2014 l’assetto organizzativo dei Cpi poteva contare su 2,3 milioni di euro. Oggi il contributo regionale è di 1,4 milioni.

11 ottobre 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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