Centro storico, la piccola Montmartre comacina mancata

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Con una mano saluto il nuovo, ne agevolo la venuta al mondo, i percorsi verso la maturità. Con l’altra nascondo la polvere sotto il tappeto e implicitamente dimostro che la coperta è corta e non basta a tutti. A partire da domani Como tornerà ad aprirsi ai linguaggi della creatività del nostro tempo, grazie alla “Giornata del contemporaneo” con inaugurazioni ed eventi nelle principali gallerie e negli spazi espositivi cittadini. La presenza dell’istituzione pubblica sarà garantita dall’inaugurazione
della mostra dei finalisti della seconda edizione di “Co.co.co”, il “Como Contemporary Contest” promosso dal Comune, che terrà banco fino al 25 luglio, in parallelo con il Barocco di Rubens a Villa Olmo, per valorizzare come ideale trampolino di lancio 18 giovani artisti.
Iniziativa encomiabile, che peraltro quest’anno fa tornare alla ribalta dell’arte un luogo nobile ma finora ampiamente sottoutilizzato come lo Spazio Natta dell’omonima via del capoluogo. Un quartiere, quello dell’antica città murata, che potrebbe con pochi sforzi diventare una piccola ma fiorente Montmartre comacina per talenti da scoprire, dato che lo stesso complesso ospita oltre all’Università dell’Insubria anche lo spazio espositivo comunale del Chiostrino di Sant’Eufemia (che pure vive al 5% come diceva Montale). Tutto bene, dunque? Non proprio: la vicina Pinacoteca di Palazzo Volpi, che l’hanno scorso tenne a battesimo il primo “Co.co.co”, rimane sempre priva del pubblico che le sue collezioni (l’architetto futurista Antonio Sant’Elia in primis) meritano. Rimane la Fortezza Bastiani del “Deserto dei Tartari” o la coppia di “En attendant Godot” di Beckett. In attesa di qualcuno che, all’orizzonte, ancora latita.

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