Centrosinistra, martedì la verifica. Il Pd intanto prepara le primarie: il voto all’inizio di dicembre

Palazzo Cernezzi, sede del Comune di Como

Annunciata, temuta, desiderata, rinviata. La verifica interna alla maggioranza di centrosinistra, alla fine, ha trovato una casella nel calendario di fine estate della politica comasca. Martedì prossimo, i partiti e i movimenti che appoggiano la giunta di Palazzo Cernezzi si ritrovano per decidere se e come andare avanti. Se proseguire l’esperienza travagliata di una coalizione molto eterogenea o cambiare rotta. Magari prendendo ciascuno una direzione diversa.
Le premesse non sono chiare. Nel mese di luglio il tavolo del centrosinistra – le cui gambe erano state segate da Paco-Sel con un documento di attacco frontale al Pd – era stato parzialmente rimesso insieme con una colla del tutto anomala: le audizioni degli assessori.
In pratica, con la scusa di un confronto «tecnico» la coalizione aveva continuato a guardarsi negli occhi ascoltando il bilancio stilato da ciascun esponente dell’esecutivo di Mario Lucini.
Un’escamotage, secondo qualcuno. Un modo per evitare drammatiche rotture, secondo altri. Sta di fatto che la stessa sinistra “radicale”, dopo aver annunciato la sua uscita dalla maggioranza, aveva tranquillamente partecipato alle varie riunioni. «Dopo il nostro documento – conferma Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel – siamo passati a un appoggio esterno ed è stata avviata una fase di verifica tecnica sul lavoro svolto e sui margini di manovra da qui alla fine del mandato».
Appoggio esterno e fase tecnica che non hanno schiodato l’assessore Bruno Magatti – espressione e rappresentante di Paco-Sel in giunta – dal suo ruolo, nonostante le perplessità e i richiami di molti. «Magatti è rimasto perché le nostre critiche erano rivolte soprattutto al Pd e non alla giunta», dice ancora Lorenzini. Il quale non aggiunge un dato forse determinante: la diversità di vedute tra lo stesso assessore e il suo gruppo. E la netta contrarietà di Magatti al documento con cui Paco-Sel aveva pesantemente strattonato la giunta (senza però farla precipitare).
Ora, però, sarà difficile proseguire in questa sorta di limbo delle non scelte. Martedì bisogna sciogliere alcuni nodi. I più importanti dei quali sono la presenza di Paco-Sel nella maggioranza, la prospettiva del centrosinistra, il percorso verso le elezioni della primavera 2017.
«A livello nazionale, il centrosinistra è morto – annnucia Lorenzini – a livello locale le esperienze sono molte e diverse tra loro. È evidente che siamo chiamati a trovare una formula comasca. Noi abbiamo iniziato un percorso con le forze oggi escluse dalla coalizione: socialisti, “Possibile”, Rifondazione. Spetta agli altri dire che cosa intendano fare».
La discussione non si annuncia facile. Anche perché il Pd ha comunque messo in moto la macchina delle primarie.
Per mercoledì è convocata la segreteria cittadina, subito dopo si riunirà la segreteria provinciale. L’obiettivo è di andare alle urne per l’indicazione del candidato sindaco all’inizio di dicembre. Uno slittamento quasi inevitabile, visto che nelle settimane precedenti il partito sarà impegnato nella (durissima) campagna elettorale per il referendum costituzionale. Al momento non sembrano esserci novità sul fronte dei nomi. L’unica cosa certa è che il Pd chiederà comunque un incontro a Barbara Minghetti per sondarne in maniera ufficiale (e, presumibilmente, definitiva) le intenzioni. L’appuntamento dovrebbe essere fissato per la metà del mese prossimo.
Molto dipenderà comunque dall’esito della verifica di martedì. Quando si capirà se a Como esiste o no, ancora, un centrosinistra.

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