C’era il tempo per sognare un futuro diverso

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di Giorgio Civati

Queste settimane chiusi in casa hanno portato molti di noi a sospendere pensieri e riflessioni, attività e impegni. Molti ma non tutti, perché il lavoro da remoto ha conquistato spazi inaspettati e, comunque, la quarantena forzata ha permesso a molti di elaborare idee, progetti, ipotesi. Magari con versioni digitali di questi progetti, fogli di Word ed Excel, telefonate, videochiamate, chat e roba simile. Per tentare di ripartire alla grande.

Per qualche specifica categoria di persone, invece, abbiamo come la sensazione che questo tempo sospeso sia stato decisamente vuoto. È stata gestita l’emergenza, e va bene. Forse niente di più. Il pensiero va agli amministratori pubblici locali: schiacciati da Regione e Stato, avevano tutto sommato non molto da fare, con il massimo rispetto per gli sforzi che comunque si sono sobbarcati. E avevano, di contro, tempo e mezzi per rimanere in contatto tra di loro, per riflettere, proporre, ragionare. Magari anche litigare. Insomma, per stupirci, ora, con una idea di ripresa veramente diversa, almeno nelle intenzioni; potevano inventarsi una nuova città, una nuova provincia, un nuovo lago, un differente approccio a tutto quanto prima era ”oppresso” dalla routine e dalla quotidianità.

Ci pare invece che non sia successo. O se è accaduto, mica se ne è parlato. Loro – la nostra classe dirigente – hanno smesso di dirigere da metà marzo e forse hanno cominciato appena, ma neanche tanto. Vabbè, qualcuno particolarmente maligno sosterrà che non l’hanno mai fatto, ma questo è un altro discorso… Peccato: era un’occasione, forse sprecata. Non che ci aspettassimo rivoluzioni copernicane, ma qualche idea e qualche proposta sì. Per dire: a che distanza disporre i tavolini di bar e ristoranti ce lo sta dicendo il governo sulla base di indicazioni di qualche esperto, che abbiamo scoperto essere molti e importanti.

Di strategie turistiche, però, non si poteva ragionare durante la quarantena? E della viabilità? Del traffico dopo il Covid-19? Su auto, biciclette, battelli e bus qualcuno ha fatto qualche riflessione? Come muoversi nel centro storico di Como, anche a piedi, o nei vicoli di Bellagio ma anche nelle stradine dei paesi affacciati sul lago, è stato oggetto di riflessione? Chissà, forse, magari, oppure no.

Maggioranze e minoranze di qualunque “colore” in provincia ci appaiono spaesate, sospese. Da Como alla periferia, dalla Brianza a quella parte di provincia che è quasi Milano, abbiamo colto solo un silenzio assordante. Forse distratti noi? Non ci pare proprio, anche se – va detto – le cronache di questi ultimi due mesi abbondanti davano spazio più ai bollettini sanitari che ad altro. E comunque c’è da ammettere che siamo stati più o meno tutti così, ma politici e amministratori locali ci hanno dato l’impressione di non essere bravi nemmeno a sognarlo, un futuro, per questo nostro territorio. Tempo ne avevano…

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