Che cosa «insegna» all’Italia il caso Paratie, la dura lezione del presidente dell’Anac Raffaele Cantone

Como, cantiere paratie

Il caso paratie non riguarda soltanto Como. Può infatti «insegnare» a tutta l’Italia che cosa «non si deve fare» in materia di lavori pubblici.
Il presidente dimissionario dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, è tornato sabato scorso sulla vicenda che più di ogni altra ha segnato la storia recente del capoluogo lariano.
In una pausa dei lavori del Forum Ambrosetti, Cantone ha incontrato la stampa per parlare soprattutto di riforme e della necessaria innovazione che attende da troppi anni la pubblica amministrazione del nostro Paese.
«Non è la prima volta che partecipo ai lavori di Cernobbio – ha detto il presidente dell’Anac – credo che siano importanti e utili occasioni di confronto. Questa volta intervengo su un tema al quale sono particolarmente interessato, vale a dire le possibili riforme della pubblica amministrazione».
Un argomento, ha aggiunto Raffaele Cantone, «che capita a proposito. Sta infatti terminando la mia esperienza all’Anac e per me è un momento interessante per fare il bilancio su ciò che è avvenuto con il nostro intervento, sugli effetti cioè che il lavoro dell’Anac ha prodotto sulla pubblica amministrazione».
Il punto di partenza dell’analisi di Cantone è lo stesso di molti altri: «l’Italia non ha una pubblica amministrazione all’altezza di una potenza del G7. Al contrario, ha una pubblica amministrazione che, spesso, invece di rappresentare uno strumento di incentivazione dell’economia, è piuttosto un fattore di blocco». I motivi che hanno prodotto una simile situazione sono molti, «ma una cosa è chiara: questo – sottolinea il presidente dell’Anac, è il vero grande problema del nostro Paese che andrebbe affrontato in futuro».
E a proposito di burocrazia, farraginosità e lentezze procedurali, Cantone è poi tornato sul caso paratie, per sottolineare quanto in realtà il cantiere infinito sul lungolago di Como possa essere paradigmatico di un certo modo (sbagliato) di gestire la cosa pubblica.
«Credo che le paratie possano essere di insegnamento all’Italia – ha detto – siamo di fronte a opere che vengono messe in cantiere senza realmente rendersi conto dell’effettiva loro fattibilità. Opere, anche, che partono con un obiettivo e subito deragliano verso un altro obiettivo, e in quel modo finiscono per non farsi affatto. È quanto sta accadendo con le paratie, dato che mi pare l’opera al momento sia ancora ferma».
Una lezione pesante, quella del presidente dell’Anticorruzione, il quale ha rimesso il dito nella piaga comasca ricordando a tutti come i lavori sulla riva cittadina siano di fatto bloccati, nonostante promesse e cronoprogrammi di vario genere.
Il senso del Forum
Assieme a Raffaele Cantone, ieri a Cernobbio, è intervenuto anche Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano. «Il senso di eventi come questo di Cernobbio – ha detto – è riflettere sulla realtà attuale dell’Italia e del mondo. È chiaro che in riunioni simili non si risolvono i problemi del pianeta. Piuttosto, si incontrano persone, si fa networking, i cui frutti si vedranno nel tempo». È importante esserci, ha spiegato Cottarelli, perché in situazioni del genere si mettono «insieme persone provenienti da diversi Paesi, non soltanto dall’Europa. Qui ci sono economisti, politici, imprenditori, analisti che si scambiano idee a tutto campo. È quindi un’occasione per ascoltare punti di vista molto diversi tra loro. D’altronde, credo che sentire il punto di vista degli altri sia sempre molto utile».

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