Cultura e spettacoli

Che scoperta il paesaggio se lo guarda l’astrazione

altL’OPERA
di LORENZO MORANDOTTI

Èun autentico privilegio ospitare nella nostra galleria d’arte insubrica un maestro lariano come Alvaro Molteni – che il mondo dell’arte conosce con il solo nome, Alvaro. Si tratta di un pittore comasco attivo da oltre settant’anni e che però solo in tempi piuttosto recenti ha deciso di rendere pubblica la parte più intima della sua ricerca, partecipando a mostre e manifestazioni. Una personalità defilata, Alvaro, per scelta di vita ma forse anche perché aliena rispetto alle logiche mercantili che purtroppo inquinano anche il settore dell’arte contemporanea. Una figura, Alvaro, che è però necessario conoscere perché è assolutamente fondamentale, e non solo sotto il

profilo storico, per raccontare una pagina gloriosa della storia dell’arte italiana del ’900. Nel 2010 una rassegna di opere tra il 1939 e il 1952, a cura di Luigi Cavadini e Christian Longa, è stata ospitata dalla galleria ”Spazio 2a” in via Diaz 52 a Como. Rimandiamo al catalogo di quella mostra per un percorso di conoscenza il più scientificamente qualificato possibile, dagli anni dell’apprendistato alle prove più mature. Un percorso caratterizzato dalla ricerca e poi dalla progressiva conquista dell’essenziale e della più assoluta semplicità geometrica in pittura, che è prima di tutto conquista di libertà nello spazio e nel tempo. Come ha messo in evidenza Luigi Cavadini in quell’occasione espositiva, l’originalità del linguaggio espressivo di Alvaro è data dal suo essere «valorizzato da una gestione delle luci interne ai colori, che animano l’insieme attribuendo ad esso vibrazioni e suggestioni».
Alvaro si è mantenuto su questa stessa lunghezza d’onda, sperimentandola in anni recenti, nelle sue intense variazioni sul tema del paesaggio, dove pure agisce lo sguardo di chi ha formato la propria vocazione grazie agli influssi di maestri come Carla Badiali, Aldo Galli, Mario Radice e Manlio Ro. Questa visione astratta del paesaggio è una corda che sarebbe ingiusto riconoscergli solo come laterale dato che pervade in realtà con costanza, fin dagli anni Quaranta, la sua attività. Passando da una originaria dimensione metafisica a un più marcato realismo fino a una sintesi che interpreta le suggestioni luministiche e cromatiche del paesaggio locale inserendole nella cornice geometrica propria dell’astrattismo lariano. Opere, detto per inciso, pressoché inedite, che meriterebbero un adeguato riconoscimento non solo per il loro indubbio valore artistico ma anche come cifre di identità del territorio. Lo proponiamo, senza retorica, ospitandole in permanenza nella nostra galleria, dove abbiamo riunito opere recenti che appartengono a questo filone della creatività pittorica di Alvaro: per lo più oli su tavole di legno, come Funicolare del 2006 che qui proponiamo in grande formato, accanto ai graffiti su cartoncino degli anni Novanta San Fedele dal Valduce (1990) e Neve a Careno (1994).

20 marzo 2013

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