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«Chi affossa il campus ne risponderà alle prossime generazioni»

(m.d.) «Chi provocherà l’affossamento del progetto del campus universitario al San Martino dovrà risponderne non soltanto oggi, ma anche alle generazioni future». Il segretario generale aggiunto della Cisl dei Laghi, Gerardo Larghi, usa parole pesanti per commentare le puntualizzazioni del presidente della Lombardia Roberto Maroni, giunto lunedì scorso in città per la festa della polizia locale.Il governatore della Lombardia ha parlato apertamente di «criticità presenti nel progetto

del campus» e ha invitato le università – Insubria e Politecnico – e le istituzioni coinvolte nell’operazione – in primo luogo Univercomo, Camera di Commercio e Comune di Como – a portare soluzioni concrete, sul piano finanziario, alla riunione della segreteria tecnica prevista per il 31 gennaio.Parole che sono suonate come la fine del sogno del campus, progetto che, per poter partire, necessita del finanziamento di 5 milioni di euro della Fondazione Cariplo.«Per quanto riguarda i 70mila iscritti della Cisl nella provincia di Como che io rappresento – sottolinea Larghi – se così fosse, le istituzioni e i politici che con la loro melina e il loro finto appoggio a un progetto che invece è strategico per il nostro territorio ne hanno segnato l’affossamento dovranno assumersi la responsabilità di fronte non solo a chi oggi li giudica, ma anche alle generazioni future».Ma il sindacalista non si ferma qui. «Se davvero il territorio di Como non sarà in grado di cogliere questa occasione e a un cantiere a favore delle generazioni future preferirà interventi di piccolo cabotaggio al servizio degli alberghi della città (il riferimento è al progetto per la riqualificazione di Villa Olmo e delle relative serre, ndr) dimostrerà non solo una spaventosa incapacità a gestire l’oggi, ma anche tutta la propria insipienza».Il segretario generale aggiunto della Cisl dei Laghi passa poi alle responsabilità. «Ci sono i nomi e i cognomi di chi non ha lavorato e creduto fino in fondo in questo progetto – conclude Larghi – Insubria e Comune di Como sono gli enti che più hanno espresso perplessità sul progetto».Infine, un’ultima osservazione. «Nel caso in cui il progetto saltasse definitivamente – conclude Larghi – resta da risolvere il problema di che cosa fare dell’area del San Martino».

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