Cronaca

Chi si scorda dei morti dimentica se stesso e un po’ di ordine non costa una fortuna

La riflessione
di Mario Guidotti

L’umanità è uscita dalla preistoria ed è entrata nella storia quando ha iniziato a interrogarsi su se stessa, sulla vita e la morte e quando ha cominciato a scrivere a tale proposito. Il culto dei morti, il rispetto di chi è trapassato, il ricordo riguardoso degli stessi sono stati quindi tra i primi passi della civilizzazione. Disconoscere questi atti significa abbandonare la conquista di civiltà e ritornare alla preistoria.
Sono tra i pensieri che assalgono chi ha la sventurata occasione

di osservare il cimitero di Muggiò-Camerlata, dove sembra di essere giunti in una discarica a cielo aperto più che in un camposanto. Disordine, abbandono, lapidi storte e franate, degrado sotto gli occhi di chiunque non li chiuda. E purtroppo non è un’eccezione.
Molti cittadini che hanno portato un fiore e un pensiero ai propri morti nei giorni scorsi hanno avuto un quadro esauriente in quale abbandono versino molti dei nostri cimiteri. Celebrare la giornata di ricordo dei defunti è uno degli atti più significativi e sublimi di un popolo. È chiaro che tutti noi pensiamo ogni giorni ai nostri cari che se ne sono andati per sempre, ma fermarsi tutti insieme a ricordare chi ha già superato il sipario tra la vita e la morte è un atto di altissima civiltà. Non è un momento lugubre o tetro, ma anzi ci ricorda il valore della vita, il suo velocissimo transito e ci richiama pertanto all’impellenza di viverla tutta in maniera piena e intensa.
Tutto questo non può però passare nel dimenticatoio dal 3 novembre e lasciare cadere nell’abbandono per un anno intero i luoghi che materializzano questa riflessione, cioè i cimiteri. Stavolta, però, non ci stiamo a scavallare il problema con un’alzata di spalle, con un sospiro di malinconica accettazione di un altro segno dei tempi di magre risorse. Stavolta la crisi economica non c’entra un fico secco. Tenere decorosamente un camposanto non costa tanto. E ha un significato molto più che simbolico. Non abbiamo la pretesa di faraoniche piramidi o di interminabili e struggenti prati verdi con croci perfettamente allineate in stile Normandia. Chiediamo almeno pulizia, riordino e minimi lavori di giardinaggio appaltabili anche a disponibili pensionati in buon arnese.
Certo, vi sono anche lavori specifici come le operazioni di esumazione, e sappiamo come molto personale sia stato trasferito secondo la più italica logica del lavoro protetto e riparato. Ma a tutto c’è un limite. Oltraggiare i nostri morti fa rima con disprezzare noi stessi, le nostre radici, la nostra civiltà. L’occasione è ghiotta per citare ciò che è scritto davanti a un ossario: «Quel che sarete voi noi siamo adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso».

5 Novembre 2013

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