Cronaca

Chi viene selezionato non può rifiutare

alt Le condizioni dell’accordo
Si lavora 20 ore alla settimana per un periodo di almeno 6 mesi

(da.c.) Chiamati a tappare i buchi aperti da un organico che non conosce turnover ormai da oltre 10 anni. E anche senza alcuna speranza di veder trasformare, un giorno, in un vero lavoro l’incarico che viene loro affidato in modo del tutto provvisorio durante la disoccupazione.
Sono i lavoratori socialmente utili, più spesso conosciuti con la sigla che li identifica su giornali e televisioni: Lsu. Uomini e donne che hanno perso il proprio impiego e vivono di un sussidio statale, la cosiddetta

mobilità.
Che cosa sia, questa mobilità, è presto detto: un assegno pari all’80% dello stipendio percepito prima di essere licenziati e garantito per un periodo di tempo variabile: 12 mesi per chi non ha ancora 40 anni; 24 mesi per chi ha tra 40 e 50 anni; 36 mesi per gli over 50.
Gli Lsu, una volta iscritti alle liste di mobilità, dovrebbero svolgere periodi più o meno lunghi di formazione, in vista di un reinserimento professionale. Questi cicli di nuovo apprendistato sono obbligatori, pena l’uscita dalla mobilità e la conseguente perdita del sussidio.
L’accordo siglato tra Provincia di Como e uffici giudiziari – tecnicamente si tratta di un protocollo d’intesa – ha lo stesso valore di un periodo formativo obbligatorio.
«Effettivamente – dice il segretario della Cgil Funzione pubblica di Como, Matteo Mandressi – leggendo la delibera e i documenti allegati sembra di capire che le persone selezionate non potranno rifiutare il lavoro». Nella normativa sulla mobilità, infatti, «è prevista la volontarietà soltanto per chi non percepisce un’indennità. Viceversa, la chiamata è obbligatoria a fronte della selezione condotta su chi ha il sussidio».
L’intesa siglata tra Villa Saporiti e il Tribunale lariano non è certamente una novità. «È abbastanza frequente che nel pubblico si utilizzino lavoratori socialmente utili, soprattutto in questi ultimi anni in cui è stato necessario tamponare problemi su problemi», aggiunge il sindacalista della Cgil di Como.
Una pratica che non vede l’ostilità dei rappresentanti dei lavoratori. Anche il segretario del pubblico impiego della Uil di Como, Vincenzo Falanga, sottolinea infatti come «attraverso il lavoro socialmente utile si valorizzi la professionalità e si dia nello stesso tempo una mano alla pubblica amministrazione, che è in chiara difficoltà».
Una mano lava l’altra, insomma, anche se va detto che gli Lsu chiamati a mettere una pezza dove lo Stato non ci arriva più con le sue risorse non possono coltivare alcuna speranza. Il lavoro temporaneo affidato loro sulla base del protocollo d’intesa siglato con la Provincia, infatti, non potrà mai trasformarsi in un impiego a tempo pieno. «Ed è questo, forse, l’unico vero limite di questi accordi», commenta Falanga.
«Oltre al fatto – gli fa eco Mandressi – che i 28 lavoratori socialmente utili utilizzati in Tribunale si troveranno fianco a fianco con persone contrattualizzate e quindi in una situazione poco piacevole sul lato umano».

Nella foto:
Il Tribunale di Como è in forte difficoltà con il turnover del personale e ha chiesto di poter utilizzare i lavoratori socialmente utili iscritti nelle liste di mobilità della Provincia di Como
3 Novembre 2013

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