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Chi vuole scrivere è un grande lettore

altGiovanni Cocco, il romanziere in finale al Campiello e i segreti del mestiere «I libri più belli? Sono quelli firmati con mia moglie Amneris Magella» E intanto lavora al seguito del romanzo “La caduta” e a un libro per ragazzi
erzo classificato al Campiello 2013 con il romanzo La caduta edito da Nutrimenti, Giovanni Cocco (nella foto Fkd) consiglia una cosa sola a chi vuole scrivere. «Leggere, leggere sempre. In maniera onnivora. Spaziando dalla narrativa alla saggistica, passando per i genere meno frequentati. In attesa di partire con un corso alla Cattolica di Milano, tengo qualche lezione di scrittura e partecipo a qualche workshop. Cosa insegno? Parto sempre da questo concetto: chi scrive è soprattutto un grande

lettore».
Cocco ha avuto successo su più fronti, dal giallo al romanzo leggero a quello impegnato. Metropolis è il titolo provvisorio della seconda puntata del ciclo inaugurato con Ombre sul lago, scritto con Amneris Magella e ambientato sul Lario. Ma ha esordito con un’opera impegnativa e postmoderna come il citato romanzo La caduta, per proseguire poi, tornando nel filone lariano, con il romanzo Il bacio dell’Assunta edito da Feltrinelli, una commedia alla Guareschi dove è protagonista anche l’Aero Club Como con i suoi voli in idrovolante.
Adesso a cosa sta lavorando?
«Al seguito de La caduta – fa parte di un progetto che è pensato come una quadrilogia, ndr – e a un libro per ragazzi. Questa varietà non è studiata. È arrivata così, quasi per caso. Mi piace provare strade diverse. E non credo ai generi, ma ai buoni romanzi. In Italia, negli ultimi tempi, se escono parecchi».
Lei ha avuto successo anche con sua moglie Amneris. Come si scrive a quattro mani?
«È un divertimento e una fonte di tensione. Però le cose migliori che ho scritto sono quelle scritte con Amneris».
Crede ancora nella carta, come scrittore, o consiglia di puntare sul web?
«Per i media il destino mi sembra ben indirizzato: la carta è destinata a un ruolo marginale e prima o poi sparirà. Ma per la scrittura creativa il libro cartaceo non sparirà mai».
Quanto è importante situare una storia in un territorio? “Il bacio dell’Assunta” è ambientato in Tremezzina, meta di turismo internazionale. E lei, originario della Brianza, ora vive a Lenno.
«Con Il bacio dell’Assunta volevo cimentarmi con la commedia, per proseguire quell’ideale cammino che, nel corso degli ultimi due anni, mi aveva visto affrontare generi tra loro agli antipodi come il postmodern novel di derivazione anglosassone (La caduta) e il romanzo di genere (Ombre sul lago). Ben conscio dei rischi che una tale scommessa poteva comportare. Ambientare un romanzo in un territorio comporta vantaggi e qualche responsabilità: i puristi dell’ortodossia sono sempre in agguato. Per quello che mi riguarda, cerco di farlo nel rispetto dei luoghi e delle persone. Una specie di atto d’amore verso un territorio che amo».
Dopo la finale al Campiello a che cosa punta?
«Spero di continuare a fare buoni libri. Se arrivano dei riconoscimenti, sono bene accetti. Ma la cosa più importante rimane il parere dei lettori».

Lorenzo Morandotti

26 Ottobre 2014

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