Cronaca

Chiamato per due volte in aula a testimoniare ma è la persona sbagliata

La disavventura di un tunisino

È stato chiamato due volte a testimoniare in merito ad un tentato furto di rame in una discarica di Lomazzo. Nel primo caso l’udienza era stata rinviata perché l’uomo, un tunisino, non capiva una sola parola di italiano. Ieri, la chiamata si è ripetuta, questa volta con l’interprete al fianco. Ma dopo la prima serie di domande, si è capito che qualcosa non andava. Quel teste cardine per l’accusa, in quanto complice dell’indagato nel tentato furto (che già aveva definito la propria posizione

con una condanna), parlava di «stazione dei treni» e di «Fino Mornasco» quando al centro dell’attenzione ci sarebbe dovuto essere «Lomazzo» e «una discarica».
E nemmeno le intimazioni dell’accusa «sull’obbligo di dire la verità», sembravano convincere il reticente testimone assistito dall’avvocato Davide Arcellaschi (nominato per l’occasione e all’oscuro del fascicolo). Dopo 10 minuti di volti sempre più basiti, a risolvere tutto ha pensato il giudice Alessandra Mariconti che ha chiesto di vedere il permesso di soggiorno dell’uomo. Il mistero è stato quindi svelato: il teste era sbagliato. Nel senso che il cognome era giusto, ma il nome era diverso e per colpa di una sola vocale, Adil al posto di Edil. A quel punto, non è rimasto altro che rinviare di nuovo il processo al maggio 2014 nella speranza di rintracciare il vero testimone chiave.
Il fatto – ovvero il tentato furto di rame – risale al gennaio 2008 e fu compiuto da due uomini in motorino. Il primo, poi individuato e processato (5 mesi di condanna) è l’Edil di cui sopra. Il secondo, cui i carabinieri risalirono dopo una serie di indagini, è l’imputato ovvero un 42enne difeso da Fabrizio Natalizi. Il teste chiave avrebbe dovuto confermare l’identità del complice nel tentato furto. Ma per sciogliere il rebus bisognerà nuovamente attendere fino al prossimo maggio.

M.Pv.

30 Nov 2013

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