Chiappini: «Mostre, il periodo più indicato è la primavera»

alt

L’opinione del critico
L’esperto elvetico: «Luglio e agosto li abbiamo sempre considerati privi di mordente»

Como gioca d’azzardo, cambiando radicalmente le date ormai classiche per il grande evento d’arte della città. È un anticipo d’inverno “caldo” sul fronte della cultura. La grande mostra del 2014 non si svolgerà più da marzo a luglio. L’anno prossimo, infatti, l’evento dedicato ancora una volta all’interpretazione del tema urbano nelle declinazioni pittoriche e architettoniche della seconda metà del Novecento aprirà al pubblico i battenti di Villa Olmo alla fine di giugno per proseguire

tutta l’estate e concludersi soltanto a novembre.
Si paga lo scotto di una mancata programmazione, come rivela anche il caso di “Miniartextil”, che deve mettere il turbo anticipando le date da ottobre ad aprile 2014. «Cambiare le tempistiche in corso d’opera è rischioso – dice Rudy Chiappini, critico d’arte ticinese e per quasi 20 anni direttore del Museo d’Arte Moderna di Lugano – La programmazione è necessaria, va da un minimo di 2 anni a un massimo di 3. Non si può lavorare sull’immediato».
L’esperto elvetico è perplesso anche sulla periodicità dell’evento comasco. «Per esperienza dico che a Lugano il periodo migliore per mostre di alto livello e di grande richiamo è sempre stata la primavera, seguita dall’autunno. Mentre il periodo più caldo, tra luglio e agosto, l’abbiamo sempre considerato privo di mordente, dato che può puntare su un turismo che non ha grossi interessi culturali. E almeno a Lugano trova soddisfazione in grandi feste popolari come l’Estival, una rassegna musicale di alto livello ma appunto pensata per le masse. Insomma, per noi l’estate è sempre rimasta meno strategica e “attrattiva” per i visitatori esterni che sono stati la gran parte del nostro business. E anche a Como mi risulta che il pubblico di Villa Olmo sia in larga parte costituito da non comaschi».
«Lo stesso – rimarca Chiappini – vale sul versante culturale oltre che su quello organizzativo. Per una città delle dimensioni di Como o di Lugano conta molto non fermarsi alla dimensione meramente territoriale per avere successo sul mercato delle mostre. Possono e anzi devono convivere mostre capaci di attirare grande pubblico e quindi di avere un indotto proporzionale e attività più legate alla ricerca sulla città e sugli artisti del territorio».
In attesa che la Fondazione Cariplo proclami il suo verdetto sui fondi da destinare a Como (il restauro di Villa Olmo è tra i progetti in pole position) Chiappini ricorda infine che per la storica dimora e le sue mostre «l’importante sarebbe operare nell’ambito di una fondazione, ossia di una struttura giuridica che agisse in modo autonomo rispetto alle dinamiche e alle logiche dell’amministrazione pubblica e della politica. Ciò consentirebbe senz’altro, a mio avviso, una programmazione più a lungo termine».

Nella foto:
Rudy Chiappini è stato per quasi 20 anni direttore del Museo d’Arte Moderna di Lugano

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.