Chiasso-Cernobbio-Lugano: il “triangolo” del riciclaggio

Da Lugano a Chiasso, sino ai paesi del primo bacino del Lario. Dalle carte dell’inchiesta “Conti puliti” emerge l’ennesima conferma del ruolo primario esercitato dal territorio comasco nell’ambito delle attività di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecita.
Un ruolo collegato inevitabilmente alla posizione geografica, a ridosso del confine svizzero.
Con un lungo comunicato stampa, ieri mattina, la guardia di finanza di Busto Arsizio ha reso noto di aver arrestato a Milano, nei giorni scorsi, il barone Filippo Dollfus de Volckesberg, notissimo finanziere luganese, 66 anni, fino al marzo 2012 consigliere di amministrazione di Cornér Bank. L’accusa principale è associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio transnazionale.
Secondo quanto emergerebbe dalle indagini delle fiamme gialle, coordinate dal pm milanese Roberto Pellicano, il fiduciario ticinese – definito «uomo ombra dell’alta finanza internazionale» – sarebbe stato al vertice di una «organizzazione criminale» che avrebbe «provveduto nel corso degli ultimi decenni, dal quartier generale di Lugano e attraverso un articolato e ben collaudato sistema, ad assistere la propria facoltosa e selezionata clientela italiana, nel trasferire all’estero e occultare ingentissime somme di denaro». Soldi che, «nella gran parte dei casi, si sospetta essere frutto di delitti di appropriazione indebita, evasione fiscale, corruzione o riciclaggio».
Nelle 21 pagine dell’ordinanza di convalida dell’arresto, il gip di Milano Franco Cantù Rajnoldi descrive in sintesi le accuse a carico di Dollfus, contro il quale è tuttora pendente «una richiesta cautelare di natura detentiva» formulata sempre dal pm Pellicano e non ancora vagliata dallo stesso gip.
Il banchiere luganese è stato arrestato poco dopo la mezzanotte dello scorso 25 aprile, al termine di una giornata festiva che probabilmente il 66enne finanziere aveva giudicato più “sicura” per rientrare anche soltanto momentaneamente in Italia.
Negli ultimi due anni, da quando cioè uno dei suoi collaboratori – il commercialista milanese Gabriele Bravi – era stato arrestato, sempre secondo gli inquirenti, Dollfus aveva infatti «evitato con cura e circospezione l’ingresso nel territorio italiano con l’esplicita finalità di sottrarsi» ai magistrati della Procura ambrosiana.
Gli stessi magistrati che, grazie a una serie di perizie contabili sulle carte sequestrate sono stati in grado di «mappare» e individuare ben «421 persone fisiche e giuridiche» collegate con l’organizzazione guidata da Dollfus.
E dalle stesse carte, secondo fonti investigative, emergerebbero i numerosi incontri del gruppo avvenuti tra Chiasso, Cernobbio e Lugano. Un vero e proprio triangolo del riciclaggio internazionale.

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