Cronaca

Chiasso e Ponte Chiasso due mondi lontani

Impietoso confronto sulla linea di confine
Per un viaggiatore proveniente dal Nord e dal Centro Europa, che sia diretto verso il Mediterraneo, l’ultima tappa prima dell’Italia è Chiasso. Marciapiedi puliti, strade bene asfaltate, aiuole verdi e colorate, isole pedonali, tutto bene in ordine e vivibile. Si potrebbe quasi mangiare sulla strada.
Superata la barriera doganale l’impressione è di essere catapultati in zona di guerra. Forse siamo a Falluja, o a Herat, no anzi, in Bosnia Erzegovina. A sinistra una chiesa mitragliata, a destra
una zona densa di crateri recentemente uscita da un bombardamento. Strade con voragini nell’asfalto sicuramente percorse da blindati, marciapiedi calpestabili solo da gente promossa a corsi di sopravvivenza. Non può essere Italia, non può essere una nazione dell’Unione Europea con il Pil tra i più alti del mondo. E invece è Italia, anzi è Lombardia, forse la regione più ricca del Paese. Lo sta a testimoniare l’interminabile fila di auto di lusso e di grossa cilindrata incolonnate per andare in Svizzera. E allora cerchiamo di capire l’abbaglio, l’equivoco, lo scandalo.
Quella barriera in dogana non è solo fisica, ma rappresenta una barriera culturale tra due mondi drammaticamente lontani nella considerazione del bene comune.
Chiasso e Ponte Chiasso, tanto vicini e tanto lontani, sono l’emblema di due mondi lontanissimi, di due modi di interpretare il senso civico e di amare o odiare ciò che è pubblico. Rappresentano lo scontro tra due tendenze di pensiero. Chi ama il bene comune pensa che tutto ciò che è pubblico sia soprattutto suo, chi non lo ama è invece convinto che ciò che è pubblico non sia di nessuno. Quindi perché curarsene? Perché amarlo? Meglio saccheggiarlo, imbrattarlo, devastarlo.
Pertanto i due mondi sono ricchi ugualmente, solo che di là la ricchezza appartiene a tutti e tutti ne godono, di qua la ricchezza è personale, ostentata negli orologi indossati e nelle automobili guidate, poi chissenefrega se percorrono strade da incubo. Ma il degrado di Ponte Chiasso è solo colpa della scarsa sensibilità che abbiamo verso il bene comune? No. Chi ci amministra lo sa e dovrebbe essere l’anello di congiunzione tra la ricchezza privata e la povertà pubblica.
Perché a Chiasso gli asfalti durano tanto? Forse che il clima cambia a cavallo della barriera di confine? Perché qui ci sono tanti writers e in Svizzera se giri con un pennello hai già una guardia di confine alle costole? Perché qui su un marciapiede sono accatastati più fuoristrada che in un ranch texano e a Chiasso se una micro-auto parcheggia dieci centimetri oltre la riga si prende trecento franchi di multa?
Ecco, su questi pensieri sarebbe bene svolgere tutti una riflessione ogni volta che, tornando da Chiasso, ci sembra di essere i parenti poveri. Senza alibi, senza scaricare le colpe, ma con la consapevolezza di dover fare ciascuno di noi la nostra parte per vivere nel bello.

Mario Guidotti

6 marzo 2010

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