A Chiasso l’onda lunga di Winckelmann

Andare alle radici dell’estetica moderna, magari accompagnati da moderni videoclip e per i più piccoli da un colorato trolley che contiene l’occorrente per un viaggio fatto di copie dal vero con tavoletta e sanguigna (il tutto in un articolato programma di laboratori didattici). Erudito raffinato e innovativo, uno tra i più grandi studiosi della cultura classica, teorico e padre della disciplina della storia dell’arte, Johann Joachim Winckelmann fu segnato da una fine tragica e assurda. Ma la vita del grande tedesco è riassunta tutta nella sua opera e nel suo esempio che ha irradiato conoscenza come una lunga onda per molti decenni dopo l’uscita dei suoi libri. “Winckelmann, fine istruttiva dell’Esteta Puro, accoppato da un volgare cuoco in una locanda di Piazza Grande a Trieste: l’illusione del secolo XVIII ammazzata dalla verità feroce del XIX” scriveva nel 1983 Guido Ceronetti nel suo libro forse migliore, “Un viaggio in Italia” (Einaudi). A tre secoli dalla nascita di Winckelmann, con una mostra che abbraccia quattro Paesi (Italia, Svizzera, Francia e Germania), si aprono nuove prospettive di studio sul grande studioso. La mostra inaugurerà sabato (alle 16.30) al Max Museo di Chiasso in via Dante, fucina di laboratori e di esperienze legate alla grafica d’artista internazionale e alle sue radici, antiche e moderne. L’esposizione è incentrata sui “Monumenti antichi inediti”, opera fondamentale di Winkelmann, che fu uno fra i più raffinati studiosi della cultura classica del XVIII secolo, e presenta tutte le 208 tavole incise contenute nell’editio princeps del 1767 in due volumi e nei relativi manoscritti preparatori. Un’emozione, vedere il pensiero dello studioso prima vergato nei suoi taccuini, poi immaginato nella fase iconografica, condensato in libri che nelle varie edizioni (la cui storia è un romanzo nel romanzo) hanno segnato la maturazione del gusto estetico di un’epoca. Ed è infine emozionante, grazie alla mostra, vedere di nuovo “esploso” sulle pareti del Max, rigorosamente impaginato con reperti archeologici e le matrici restaurate, tutto l’apparato di incisioni. Che non si sfoglia a mano ma con gli occhi, in una specie di realtà aumentata che non si avvale del digitale ma di tecniche di antica sapienza. In mostra è come entrare nel laboratorio stesso dell’elaborazione dell’estetica del neoclassico di marca winckelmanniana: ci sono anche 20 matrici in rame, 14 prove di stampa, ritratti di Winckelmann, dipinti e tre reperti archeologici ( una gemma che ritrae Zeus che fulmina i giganti, un rilievo in marmo bianco con Paride e Afrodite e un lacerto di una pittura rinvenuta a Pompei nella casa di Cipius Pamphilus con il cavallo di Troia) provenienti dal Museo Archeologico di Napoli, tra cui un lacerto di una pittura romana di Pompei. Per la sua qualità, la mostra è stata inserita dalla Winckelmann-Gesellschaft nel calendario ufficiale del Giubileo per il terzo centenario della nascita di Winckelmann.  La mostra sarà visitabile fino al 7 maggio. Col patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’esposizione, curata da Stefano Ferrari, vice presidente dell’Accademia Roveretana degli Agiati, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del M.a.x. museo di Chiasso, è promossa e organizzata dal m.a.x. museo in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che ospiterà la successiva tappa in programma dal 24 giugno al 25 settembre 2017. Una coproduzione come è ormai tradizione metodologica del museo chiassese, che ha consentito il restauro delle matrici in mostra (il museo di Napoli ne ha ben 6mila che ancora vanno recuperate). Monumenti antichi inediti (1767) come detto fu l’ultima pubblicata dallo studioso tedesco, di cui si riconosce la grande influenza sul mondo del Neoclassicismo e ben oltre; l’autore, infatti, per la prima volta in maniera così rilevante, accompagna le descrizioni dei “Monumenti” con le immagini grafiche degli stessi. Si tratta di 208 splendide tavole incise, tutte siglate, affidate ad artisti di chiara fama che Winckelmann sceglie e paga di tasca propria, convinto della bontà, anche teorica, dell’operazione. I “Monumenti antichi inediti” (1767) descritti da Winckelmann sono “oggetti dell’antico”, ovvero bassorilievi, opere d’arte, suppellettili, vasi, gemme che catturano la sua attenzione durante i suoi meticolosi studi delle antichità che ha occasione di ammirare nelle collezioni della sua cerchia – prima fra tutte, quella del Cardinale Alessandro Albani di cui è bibliotecario e stretto collaboratore dal 1758 e a cui dedica il volume –, ma anche nel corso di numerosi viaggi che intraprende a Roma e dintorni, Firenze, Napoli, Portici, Pompei quasi sconosciuta all’epoca, Caserta e Paestum. “Lo studioso è stato un migrante, in direzione contraria rispetto ai flussi di oggi, andava a Sud per approfondire le sue conoscenze. È comunque un esempio storico che sollecita interrogativi” ha detto il responsabile del dicastero Cultura del municipio di Chiasso Davide Dosi.  Che ha sottolineato anche l’importanza della capacità di Chiasso, città di soli 8mila abitanti, di collaborare con importanti istituzioni internazionali.
Al m.a.x. museo saranno presentate le prime due edizioni italiane dell’opera: l’editio princeps del 1767 in due volumi e quella successiva napoletana del 1820 in due volumi (ne esistono pochissme edizioni al mondo), con l’addenda di Stefano Raffei del 1823; inoltre, i due manoscritti preparatori, esposti per la prima volta e provenienti dalla Biblioteca universitaria di medicina di Montpellier, e tutte le 208 tavole incise appartenenti alla collezione del m.a.x. museo. Accompagna la mostra un catalogo Skira (bilingue italiano/inglese). “Per l’impostazione metodologica e per la ricchezza degli apparati – annota Nicoletta Ossanna Cavadini – sarà un catalogo destinato a fare storia e a fare scuola nella bibliografia su Winckelmann”. Come ha sottolineato in conferenza stampa Stefano Ferrari, “ci sono mostre preconfezionate, e altre, come questa di Chiasso che andrà poi a Napoli, caratterizzate da uno spirito di ricerca, e che propongono materiali che di solito non si vedono o sono inediti, contrassegnate da una forte originalità”. Il comasco Armando Calvia, direttore del Cinema Teatro che sorge di fronte al Max, ospiterà domenica alle 17, al termine di una visita guidata alla mostra, un concerto intitolato “Beethoven e l’evoluzione dello stile dal Neoclassicismo al Romanticismo musicale”, un recital che ospiterà in modo eclettico e originale un ritratto anch’esso inedito di Beethoven, con pagine come il Trio per tre strumenti e diversi lieder che saranno interpretati da due voci già applaudite n contesti prestigiosi come la Scala e il festival di Salisburgo, il soprano Martina Jankova e il tenore Marcello Nardis. Con loro sarà l’attrice Pamela Villoresi che leggerà pagine dal ritratto di Beethoven firmato dalla cognata, in uno scritto di Rita Charbonnier.

 

Orari della mostra:
Martedì–domenica, ore 10.00–12.00, 14.00–18.00, lunedì chiuso

Ingresso
Intero: CHF/Euro 10.-
Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 7.-
Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-
Metà prezzo: Chiasso Card
Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Entrata gratuita: ogni prima domenica del mese

Aperture speciali

Domenica 19 marzo 2017 (San Giuseppe)

Domenica 16 aprile 2017 (Pasqua)

Lunedì 17 aprile 2017 (Pasquetta)

Chiuso

Tutti i lunedì

Venerdì 14 aprile 2017 (Venerdì Santo)

Sabato 15 aprile 2017 (Sabato Santo)

Lunedì 1° maggio 2017 (Festa del lavoro)

Informazioni: telefono 004191.695 08 88 e www.centroculturalechiasso.ch.

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