Chiede di riconoscere il figlio morto in un incidente: «Inammissibile»

Palazzo di giustizia tribunale di Como. Pubblico ministero

Gaetano Banfi, 22enne di Rebbio, residente con la madre da cui aveva preso il cognome in quanto mai riconosciuto dal padre, era morto all’alba del 20 ottobre 2019 dopo essere stato investito da un’auto in un tratto buio della strada che congiunge via Pasquale Paoli a via Clemente XIII. Per quella drammatica vicenda, un 32enne di Cassina Rizzardi era stato ritenuto responsabile dell’accaduto dalla Procura di Como e dalla squadra Mobile della Questura che aveva indagato sull’investimento. Il giudice dell’udienza preliminare l’aveva rinviato a giudizio in una udienza che non si è ancora svolta e che si terrà a giugno. Eppure, questa tragica vicenda penale non sarà la prima ad arrivare a un pronunciamento.

Il Tribunale civile di Siena, infatti, si è espresso nelle scorse ore dichiarando «inammissibile» la «domanda di riconoscimento del figlio naturale premorto» che era stata presentata dal padre il 5 ottobre 2020, quindi dieci mesi dopo il decesso. Una domanda cui l’avvocato della madre del ragazzo, il legale Pier Paolo Livio, si era opposto sostenendo come «mai il padre si fosse in passato occupato di lui», «facendosi avanti solo dopo il decesso». La parte attrice, al contrario, aveva sostenuto come fossero stati altri i problemi che avevano portato l’uomo a non vedere il figlio, con cui tuttavia gli incontri erano ricominciati dal 2007. Insomma, una brutta questione su cui decidere, alla luce del dramma consumato nel sottopassaggio tra via Pasquale Paoli a via Clemente XIII.

Il Tribunale della città del Palio, tuttavia, ha dichiarato inammissibile la domanda dell’uomo, dando dunque ragione alla madre di Gaetano che si era opposta in modo fermo al riconoscimento.
Secondo i giudici toscani, presso cui era stata intentata la causa civile, «il riconoscimento del figlio premorto è ammesso “in funzione dei suoi discendenti”», intendendo con questo che la volontà del legislatore deve essere intesa «nel senso che il genitore non è legittimato al riconoscimento se il figlio non ha lasciato discendenti, in quanto nel nostro ordinamento viene valutato negativamente il riconoscimento del genitore nel proprio esclusivo interesse». «Nel caso in specie – è la chiosa dei giudici del Tribunale civile di Siena – la domanda deve essere ritenuta inammissibile».
La causa era stata intentata, come detto, con un ricorso presentato il 5 agosto del 2020, mentre l’udienza si è svolta il 22 aprile 2021.
I magistrati toscani hanno anche imposto all’uomo di rimborsare le spese legali sostenute dalla madre, liquidate in 1.500 euro.

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