«Chiedere progetti agli architetti sul lungolago non è più di moda»

Sondaggio sul lungolago di Como

«Progettare il lungolago di Como non è come andare in un negozio a scegliere una sedia. Pensare che siano i cittadini a scegliere gli arredi equivale a non andare dal medico, ma chiedere al primo che passa, è anacronistico».
Ebe Gianotti, architetto, presidente dell’associazione Made In Maarc (Museo virtuale astrattismo e Architettura Razionalista di Como) spiega in poche parole il significato del post pubblicato sulla pagina Facebook di Maarc riguardo al sondaggio pubblico in corso per la riqualificazione del lungolago.

«C’era una volta a Como l’architettura e un architetto, Giuseppe Terragni, che nel Piano Regolatore del 1934 insieme a Piero Bottoni, Pietro Lingeri, Cesare Cattaneo e altri, aveva proposto una passeggiata che dall’hangar doveva arrivare a Villa Olmo (realizzata decenni dopo dal sindaco Gelpi) – scrivono gli architetti promotori di Maarc – Ora a Como l’architettura non è più di moda e gli architetti si rassegnino, per il nuovo lungolago, che quasi si va a raccordare con la passeggiata Gelpi, ci sono i sondaggi: saranno i cittadini a risolvere i problemi. Peccato che sarebbero problemi di progetto e non di arredo», concludono, invitando tutti comunque a partecipare.
«Non vogliamo essere inutilmente polemici, ma basta guardare come abbiano fatto le città vicine a noi o soltanto ricordare il nostro passato – dice Ebe Gianotti – Soltanto pochi anni fa era stato fatto un concorso a inviti, finanziato dalla Regione, sull’arredo del lungolago. Arrivano degli ottimi progetti, non credo fossero tutti da buttare. Ma soprattutto erano progetti realizzati da architetti».

«Così non ha senso. Si chiede di decidere se siano meglio i cactus o i tigli, il colore delle panchine e il tipo di schienale? Si tratta di progettare uno spazio – prosegue la presidente di Maarc – non di mettere tre cose su una spianata con le vasche e il sistema di protezione dalle esondazioni. L’amministrazione è stata votata anche per fare delle scelte. In Comune ci sono fior di tecnici, invece si è scelto di dare un catalogo in mano ai cittadini per scegliere le panchine. Così non si fa».
La presidente chiarisce come in un progetto l’architetto decida i sedili delle panchine e anche la loro inclinazione in base a una visione generale dello spazio e del luogo. «Mi chiedo cosa si farà nel caso in cui dal sondaggio risultassero palesi incongruenze. Scusate, ma che ognuno faccia il suo mestiere. Non vogliamo fare una battaglia sul sondaggio, ma sul metodo. Il sistema del concorso avrebbe funzionato benissimo», conclude.

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