Chiesti cinque mesi per Alberto Anzani. L’attore-regista vuole risarcire le vittime

Un volto noto della città a processo
Ha scelto di risarcire le proprie vittime, quattro per la precisione, e per questo motivo l’udienza è stata aggiornata al 30 ottobre dopo che il pubblico ministero, Alessandra Bellù, aveva chiesto la condanna a cinque mesi. Si è svolta ieri pomeriggio l’ultima udienza – che precede di pochi giorni la sentenza – del processo a carico di Alberto Anzani, personaggio molto noto in città non solo in quanto avvocato, ma anche per le sue mille attività come attore, scrittore, regista e per il suo impegno nel sociale.
Le accuse
 nei confronti di Anzani, difeso dagli avvocati Giuseppe Sassi ed Edoardo Pacia, sono di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, per un episodio che risale al dicembre 2008 e che si concluse con ben 4 carabinieri al pronto soccorso con prognosi di 20 giorni per tendini del braccio lussati e – in un caso – addirittura un trauma cranico. Anzani, quel giorno, si presentò in qualità di avvocato nel corso della perquisizione di un appartamento da parte dei carabinieri, atto successivo ad un furto avvenuto all’Esselunga di via Carloni. I carabinieri fecero però notare che il legale non era stato nominato come avvocato di fiducia, e che pertanto non poteva essere presente alla perquisizione. Ne nacque un battibecco dai toni sempre più accesi, fino al ricovero al pronto soccorso dei carabinieri delle due pattuglie del Radiomobile. La sentenza era attesa ieri: il pm ha invocato la pena di 5 mesi. Ma la scelta del risarcimento ha posticipato la conclusione della vicenda.

Mauro Peverelli

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