Chiudono gli ospedali psichiatrici giudiziari. Si deve trovare una casa a cinque internati

Una immagine del' San Martino (foto Gin Angri) Una immagine del’ San Martino (foto Gin Angri)

Sessanta internati ricollocati sul territorio lariano dal 2010, cinque ai quali trovare una sistemazione a breve.
La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, prevista per la fine del mese, obbliga le autorità competenti a individuare la destinazione adatta a ciascuno dei reclusi attualmente accolti negli Opg italiani.
L’ospedale di riferimento per Como è quello di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, dove al momento risultano presenti cinque comaschi. Da aprile, gli Opg saranno sostituiti dalle Rems, le Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. Sul Lario non dovrebbe essere collocata alcuna di queste nuove strutture.
«Tra le varie proposte fatte in vista della chiusura degli Opg era stata avanzata anche quella di collocare una struttura di accoglienza a Mariano Comense, ma l’ipotesi è già stata accantonata – conferma Carlo Alberto Tersalvi, direttore sanitario dell’Asl di Como – Le Rems saranno residenze nelle quali rimarranno in essere misure di sicurezza, destinate ai casi più gravi. Negli altri casi, vengono valutati percorsi diversi».
L’Asl di Como e il Dipartimento di Salute Mentale (Dsm) dell’azienda ospedaliera Sant’Anna collaborano da tempo con l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. «Siamo in contatto diretto per la gestione delle persone internate residenti in provincia di Como – spiega Carlo Alberto Tersalvi – Valutiamo le soluzioni di assistenza migliori in vista dell’uscita dall’Opg. Abbiamo una commissione mista di valutazione che comprende operatori dell’Asl e del Sant’Anna. Vanno a Castiglione a fare le necessarie valutazioni per pianificare poi la soluzione più idonea di accoglienza delle persona sul territorio. L’obiettivo è in tutti i casi assicurare la continuità terapeutica e l’assistenza in totale sicurezza per tutti».
Dal 2010, quando è stato avviato il percorso per la chiusura degli Opg, sono una sessantina i comaschi usciti dalla struttura mantovana e ricollocati sul territorio. «La maggior parte è stata sistemata nelle strutture, qualcuno è rientrato a casa – dice Claudio Cetti, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale del Sant’Anna – Non abbiamo avuto alcun tipo di problema. Abbiamo un protocollo d’avanguardia, un sistema collaudato che prevede la massima collaborazione tra tutti i soggetti interessati a livello di giustizia, sanità e assistenza».
Il prefetto coordina un apposito tavolo di lavoro. «Abbiamo incontri periodici che coinvolgono il tribunale, la procura e le forze di polizia, oltre agli enti competenti per gli aspetti sanitari – dice ancora Cetti – Ogni caso è monitorato dalle istituzioni preposte per la gestione dei percorsi della giustizia come della salute». «Con la chiusura degli Opg – conclude Cetti – è prevista anche l’attivazione, in sei dipartimenti della Lombardia tra i quali Como, di unità di crisi composte da psichiatra, psicologo, assistente sociale, educatore e infermiere. Saranno il braccio operativo e tecnico di presa in carico dei pazienti che hanno commesso reati. Abbiamo ottenuto risultati molto positivi in questi anni e il modello funziona».
Anna Campaniello

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