Chiusa in Ticino la «finestra di crisi» contro il Coronavirus

Piazza della Riforma con Municipio a Lugano

Si è chiusa ieri la «finestra di crisi» che il Ticino si era visto autorizzare dal consiglio federale, nelle settimane scorse, in ragione di una situazione di emergenza più grave rispetto ad altri cantoni. In una conferenza stampa congiunta con il presidente del governo di Bellinzona, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha fatto il punto della situazione spiegando chiaramente che «la crisi non è finita. Dovremo convivere ancora con il virus e con le sue conseguenze economiche». Il Ticino, però, rientra nei ranghi. Le misure più rigorose adottate dal cantone di lingua italiana lasciano spazio alle scelte nazionali. Una parziale riapertura che qualcuno oltrefrontiera contesta apertamente (ad esempio, il sindaco di Lugano Marco Borradori a proposito del ritorno a scuola fissato per l’11 maggio). «C’è il bisogno di avere misure unite per tutto il Paese – ha tuttavia ricordato Sommaruga, pur giustificando la necessità per la “finestra di crisi” ticinese – Le decisioni sono sempre state fatte dialogando con il governo di Bellinzona. È stato assieme al consiglio di Stato che abbiamo deciso di non prolungare le restrizioni. La nostra paura era di creare confusione tra i cittadini qualora ciascun Cantone avesse voluto adottare proprie misure diverse da quelle degli altri». I prossimi giorni saranno particolarmente importanti per capire come evolve l’epidemia. La Svizzera è pronta a nuove misure, sebbene probabilmente non così drastiche come quelle sin qui attuate. «Le prossime quattro settimane ci permetteranno di osservare che cosa accade – ha detto ancora Simonetta Sommaruga – Se i contagi dovessero aumentare non necessariamente dovremo chiudere tutto subito. La situazione ora è diversa: abbiamo più letti negli ospedali. I test ci permettono di rintracciare chi è stato in contatto con il virus e adottare le conseguenti misure. Siamo insomma in un’altra situazione. Certo, se la gente non rispetta le misure di protezione c’è il rischio di una seconda ondata. Ma non è quello che bisogna pensare adesso. Rispettiamo le misure, che hanno avuto un esito positivo».

Nella foto, piazza della Riforma con il municipio a Lugano

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