Chiusa la Città dei Balocchi. Spallino: «Necessaria la certificazione ambientale»

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La prossima edizione della Città dei Balocchi dovrà essere «sostenibile» dal punto di vista ambientale. Un evento che nel tempo si è molto trasfigurato, sino a far prevalere «una spiccata componente commerciale», e che «cresce di anno in anno all’interno di un territorio piccolo, delicato e soprattutto abitato», non può più essere lasciato a una programmazione casuale.
L’ultima newsletter dell’ex assessore all’Urbanistica di Como, Lorenzo Spallino, rilancia un argomento su cui si discute in modo infruttuoso da tempo. Ovvero: Como può ancora ospitare senza che nulla fosse una manifestazione fieristica che attrae migliaia di auto nei weekend e soffoca letteralmente il centro storico e chi vi abita e lavora?
La risposta probabilmente è no, anche se nessuno ovviamente si sbilancia in questa direzione, per ovvi motivi.
In realtà, c’è chi quest’anno ha detto basta. È stato un altro ex assessore della giunta di centrosinistra, Bruno Magatti, che anche ieri ha ripetuto al Corriere di Como tutte le sue perplessità.
«La manifestazione è nata 26 anni fa con altri scopi e altri obiettivi. Oggi osservo una saturazione che è anche sintomo dell’esaurimento di un messaggio e di una comunicazione logori. Davvero la Città dei Balocchi interessa alla generazione dei 20-30enni? E davvero qualcuno pensa che sia possibile ripetere quanto accaduto negli ultimi anni? Io non credo, qualcosa andrà fatto, la novità del 2020 non potrà essere la minestra riscaldata del 2019».
Al di là dei giudizi estetici e delle considerazioni sulla qualità della proposta degli organizzatori, su una cosa sia Spallino sia Magatti sembrano essere in piena sintonia: il nuovo bando per l’organizzazione degli eventi natalizi dovrà essere completamente rivisto. Nel segno della valutazione di sostenibilità.
«Al giorno d’oggi la regola di ogni progetto o atto di pianificazione che incide sul territorio è di definire prima, e non dopo, se quel progetto è sostenibile da quel territorio. La sostenibilità è divenuto il paradigma dello sviluppo stesso – scrive Spallino – soprattutto dal punto di vista di chi, abitando a Como e al netto dell’inevitabile inquinamento da polveri sottili, fa fatica a trovare un parcheggio, un tavolo al ristorante anziché un taxi, ha la sfortuna di trovarsi imbottigliato in coda già da Camerlata mentre cerca di tornare a casa o deve ricordarsi di evitare il centro storico se usa la bici».
Il bando dev’essere «completamente riscritto – dice dal canto suo Bruno Magatti – e non soltanto per immaginare qualcosa di diverso dai palazzi illuminati, che ormai sono un po’ dappertutto, e dalla fiera di bancarelle. Va riscritto pretendendo innanzitutto un’accessibilità a Como diversa da quella sperimentata in questi anni. Su questo punto voglio essere drastico: penso che si potrebbe decidere persino di fermare le auto e decidere, drasticamente, di far parcheggiare in città soltanto i residenti».
Qualunque sia la scelta finale, «di essa si dovrà fare carico l’organizzatore. Non è immaginabile pensare ancora una volta che il pubblico si debba sobbarcare spese che non gli competono».
Bando da rifare, quindi. Ma in quale sede? E con quale metodo? «Lungi da me l’idea di far scrivere il bando al consiglio comunale – dice ancora Magatti – tuttavia penso che un dibattito servirebbe a dare un indirizzo».
«Un evento più piccolo della Città dei Balocchi, come Tocatì, il festival internazionale dei giochi di strada di Verona, che totalizza 300mila visitatori, ha recentemente ottenuto la certificazione ambientale ISO 20121 – aggiunge Spallino – Dichiararsi a parole a fianco dei ragazzi di Fridays for Future senza fare alcuna riflessione su ciò che i numeri esibiti dagli organizzatori significano per l’ambiente e per i comaschi è un po’ curioso prima che miope».

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