Cronaca

Chiuse le indagini sulla rapina in A9. I due presunti capi rischiano il processo

altContestato il tentato omicidio. Furono 57 i colpi di kalashnikov
(m.pv.) La Procura di Como – pm Antonio Nalesso – ha chiuso la prima parte delle indagini in merito alla maxi-rapina avvenuta in A9 a Turate. Colpo che fruttò alla banda di malviventi armati di kalashnikov un bottino di quasi dieci milioni di euro in oro (249 chili in lingotti per un controvalore di 9.677.000 euro), ma anche di 1.382.000 euro in contanti, 710 euro in valuta estera e 524.790 euro in oreficeria varia. Per un totale di oltre undici milioni di euro (11.584.500 per la precisione). Due

le persone che rischiano il processo: si tratta di Giuseppe Dinardi, 51 anni, residente a Cologno Monzese e detenuto al Bassone, e Antonio Agresti, 43 anni, residente ad Andria e detenuto in Puglia.
La posizione di tutti gli altri indagati – pare più di una decina, forse addirittura 16 – è stata stralciata e proseguirà da sola.
Pesanti le accuse contestate dal pm: oltre alla rapina, anche il tentato omicidio dei sei uomini dei furgoni portavalori della Battistolli che vennero assaltati con 57 colpi di kalashnikov, oltre al furto dei mezzi che servirono per bloccare l’autostrada e compiere il colpo (cinque auto, cinque camion e un escavatore), ma anche l’interruzione del pubblico servizio (l’autostrada A9 venne chiusa per ore), il danneggiamento (dei camion dati alle fiamme e del guardrail che fu segato per fuggire dall’autostrada dopo il colpo), la detenzione illegale di armi e la ricettazione. L’assalto in A9 andò in scena la mattina dell’8 aprile 2013.
La banda, composta forse da una ventina di persone – due imputati sono ritenuti essere i vertici delle due colonne in azione, una lombarda e una pugliese – bloccò l’autostrada dando alle fiamme camion messi di traverso lungo la carreggiata nord e sud. I complici sparsero anche chiodi da cantiere per impedire gli ingressi dagli svincoli. Poi, armi spianate, assaltarono i blindati per fuggire infine da un varco aperto in un guardrail all’altezza dei magazzini di Turate e sparire nel nulla. In pochi minuti la rapina del secolo era compiuta. Nelle scorse ore, tra l’altro, oltre alla chiusura indagini di Como, polizia e carabinieri hanno notificato sempre ad Agresti una seconda ordinanza di custodia cautelare in cella. È ritenuto essere un componente di una banda specializzata in rapine ad autotrasportatori compiute su statali e autostrade pugliesi.
I carabinieri hanno eseguito ad Andria anche un sequestro preventivo di beni, del valore di un milione e mezzo di euro, proprio nei confronti del 43enne. L’uomo, ufficialmente bracciante agricolo, aveva una villa di lusso su due piani, con ascensore e vasca idromassaggio. Sequestrati ad Agresti anche un appartamento ad Andria, tre appezzamenti di terreno in località Lama di Corvo e Sperlongano, due auto, due motocicli, una impresa agricola individuale e otto conti correnti bancari.

Nella foto:
Ecco la A9, all’altezza dello svincolo di Turate, la mattina dell’8 aprile 2013. Il colpo è stato appena portato a termine
25 ottobre 2014

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