Chiusura delle discoteche, i gestori ricorrono al Tar: «Molte le adesioni già ricevute, anche da Como»

Ok solo a locali con spazi esterni

Gestori delle discoteche sul piede di guerra: la decisione, deliberata dal ministro della Salute, di chiudere le sale da ballo a tempo “indeterminato” ha portato molti responsabili del settore a rivolgersi all’associazione Giustitalia e ad impugnare, davanti ai giudici amministrativi dei tribunali competenti, il Decreto ministeriale che «sembra aver dimenticato completamente questo comparto che conta 2.500 imprese, 50mila dipendenti e lo scorso anno ha registrato un fatturato complessivo di circa 5 miliardi di euro», scrivono i responsabili dell’associazione. In poche ore sono già numerose le adesioni. «Dalla Lombardia ne abbiamo già raccolte una ventina, alcune anche da Como – spiega uno dei responsabili, Luigi De Rossi – Contiamo di recuperarne il maggior numero possibile nel minor tempo per puntare a salvare parte della stagione».
Intanto l’allarme è scattato. «I gestori sono consapevoli che questo momento storico è particolare, ma prima o poi la vita riprenderà. E allora la gente si renderà conto che un terzo dei locali avrà chiuso forse per sempre, perché non ci sono aiuti dallo Stato – si legge nella nota dell’associazione – Chi esercita queste attività da mesi non ha entrate, a parte una piccolissima parentesi di luglio, e deve (comunque) pagare gli affitti, i dipendenti, e ci sono famiglie che vivono su queste attività. E ci sono anche decine di migliaia di lavoratori stagionali che vivono di stipendi mensili ora azzerati: camerieri, dj, musicisti, addetti alla sicurezza, barman, personale dei locali, ballerini, imprese di spettacolo». Tramite più ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali, patrocinati dagli avvocati dell’associazione Giustitalia, «gli esercenti del settore chiedono alla magistratura amministrativa l’annullamento dell’ordinanza nella parte in cui impone la chiusura delle discoteche e dei locali da ballo all’aperto. Nulla da dire invece, ovviamente con tutte le dovute precauzioni sanitarie, per l’obbligo di indossare la mascherina anche mentre si balla dalle ore 18 alle ore 6. Oltretutto, e non è cosa da poco, prevedere una riapertura molto lontana nel tempo e la conseguente privazione di luoghi che possono essere messi in sicurezza e controllati potrebbe comportare il rischio concreto di “aggregazioni selvagge ed abusive” (soprattutto da parte dei ragazzi) in luoghi privati improvvisati».

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