Cronaca

CI VUOLE UN FISICO BESTIALE

Tutti i guai della professione

di MARIO GUIDOTTI

Che l’operatore sanitario sia vittima dello stress è un luogo comune così trito e ritrito che non si presta a smentita.
Vi è una letteratura alluvionale su medici e infermieri che rispondono nei modi più disparati (e disperati) alla sindrome da adattamento che ogni giorno viene offerta dalla morte, dalla malattia, dalla disabilità, dal disfacimento dei corpi, dalle miserie del fisico e della mente. E non può essere un caso che le nostre siano tra le professioni statisticamente più esposte
a rischio di suicidio, alcolismo, cattiva alimentazione e sfascio familiare.
Diciamolo, ci vuole un fisico bestiale. In più l’ospedale, luogo simbolo, anzi il tempio della cura per antonomasia, offre spunti di stress aggiuntivo. Qui giocano ruoli fondamentali la pressione cui si è sottoposti, il limite del tempo, e l’organizzazione.
Ogni giorno centinaia di sofferenti portano in un ospedale non solo il loro corpo malato, ma una caterva di problemi sociali e li depositano, anzi li buttano, tra le mani di chi lì lavora. Taluni con appuntamento, altri senza, chi con pacatezza, chi con ansia, chi con arroganza e violenza. E ci si aspetta sempre una risposta, meglio se positiva, e che sia immediata. E guai se l’operatore è già preso, già sotto pressione. Impossibile, pensano tutti, che non si abbia attenzione per loro.
E così ti fermano sulle scale, in ascensore, davanti al bagno, al telefono, convinti che il medico e l’infermiere si ricordino perfettamente del loro caso.
Altro elemento di stress, spesso mortificante, è l’organizzazione, che dovrebbe essere madre e invece diventa matrigna. Esempi? Oggi è tutto computerizzato, con il risultato che si passa più tempo davanti al monitor che di fronte al malato. Perché se ci vogliono 46 clic (verificati dal sottoscritto) per fare una richiesta che prima vergavi in due righe, il paradosso è ufficiale: l’uomo è al servizio del computer e non viceversa. E poi le gerarchie, che a molti vanno strette ma che sono fondamentali per la distribuzione delle responsabilità.
Per non parlare delle liti tra colleghi. Tutti siamo convinti di essere depositari della verità. E che dire dei conflitti e delle gelosie tra medici e infermieri? Non dimentichiamo poi i conti e i costi. Bisogna fare economia, perché il bilancio è strumento etico. Ma un comportamento sparagnino scontenta sempre qualcuno e crea disagio. Inoltre, per risparmiare bisogna eseguire più visite in meno tempo. Tagliare, razionalizzare, per non arrivare a razionare. Senza parlare delle interminabili pendenze burocratiche. E infine: riunioni interminabili, mortali. Insomma, uno stress.
Come sopravvivere? La ricetta è facile, sotto gli occhi di tutti: ritroviamo la dignità della professione sanitaria, che non sta nell’onnipotenza risolutiva, ma solo nel sentirsi prossimo di colui che soffre. Così come possiamo.
Senza stress.

12 Mag 2012

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