Cultura e spettacoli

Ciao Enzo, gli amici comaschi ricordano Jannacci

altIl ricordo Sul palcoscenico del “Tenco” Davide Van De Sfroos cantò una canzone di Jannacci insieme con Baccini
Il Lario piange la scomparsa dell’artista milanese
Anche il Lario piange Enzo Jannacci (foto), uno dei più grandi cantautori del nostro tempo, morto venerdì a Milano. Ci lascia oltre mezzo secolo di musica con il ricordo indelebile della sua voce, un canto che sembrava sempre sul punto di spezzarsi, di non arrivare in fondo. Io e Te sembra un brano scritto oggi: «E si ma qui, che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è , l’avvenire è un buco in nero in fondo al tram»; e Se me lo dicevi prima è una canzone che vola ancora leggera con

le sue semplici e profonde verità. Enzo arrivava sempre al cuore, anche senza usare le mani del chirurgo che tutti ricordano con affetto anche nel periodo in cui lavorò all’Ospedale di Cantù. E non si possono dimenticare gioielli del suo immenso repertorio come El me indiris, Chissà se è vero, L’era tardi e Sei minuti all’alba, piccolo capolavoro struggente fino all’ultimo respiro di tromba. E poi c’è sempre la Milano in bianco e nero, quella degli anni ’60, quella che mai nessuno ha cantato come lui, quella che da quando è diventata a colori e soprattutto da bere, non gli piaceva più.
Lo sa bene il comasco Antonio Silva, storico presentatore del Tenco, dove Jannacci è stato premiato in più occasioni, ancora molto scosso per la sua scomparsa: «Quando mi hanno chiamato per avvisarmi stavo ascoltando in auto Vivere, una delle sue canzoni che amo di più. È un momento di grande commozione, il magone in questo momento è inevitabile. Stavano preparando da tempo una grande serata a Milano per omaggiarlo, ma aveva detto di sì solo dopo avere avuto la certezza che sarebbero stati coinvolti alcuni giovani musicisti a cui dare una mano. Enzo era così. Rappresenta un periodo enorme della mia vita, al Tenco non ha mai creato un problema, era sempre disponibile e ci diceva solo “Ditemi cosa devo fare”. Sarà inevitabile dedicargli la prossima edizione della nostra rassegna. Enzo Jannacci è stato un grande uomo, profondo e sincero».
E non può mancare il pensiero di Davide Van De Sfroos, che ieri lo ha ricordato su Facebook: «Mi lega a lui un grande rapporto a livello affettivo, oltre al fatto che anche Jannacci cantava spesso in dialetto. Qualche anno fa in un teatro a Milano, con un gesto tanto inaspettato quanto commovente, era salito sul palco ad abbracciarmi. Uno slancio affettuoso, sincero. Era una persona molto sensibile, che spesso cadeva nella tristezza. Al Tenco io e Baccini avevamo cantato Lettera da lontano, un suo brano bellissimo che nelle nostra versione era piaciuto molto anche a suo figlio Paolo, un grande musicista che negli ultimi anni lo aveva aiutato molto a riarrangiare le sue canzoni, sempre scritte con testi profondissimi. Ci lascia i suoi dischi, ma l’uomo ci mancherà tantissimo».
Anche quelle di Gian Battista Galli, cantante dei Sulutumana, sono parole commosse: «Ai sui album mi ha avvicinato Angelo, il gestore dell’Osteria del Treno di Milano, un locale dove si respirava l’aria delle sue canzoni, di quella Milano che io, troppo giovane, non ho vissuto. Erano fotografie, poesie ironiche e malinconiche, questa era la sua cifra. Tempo fa, durante un concerto al Teatro dal Verme di Milano, ho avuto modo di conoscerlo e di ringraziarlo in silenzio, e spesso lo abbiamo cantato durante i nostri spettacoli».
A Chiasso, nel 2004, la sua ultima apparizione live dalle nostre parti: un concerto intenso, di rara bellezza, indimenticabile.

31 marzo 2013

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